Ore 9, colazione all’Ortica

Ore 9, colazione all’Ortica

Il sindaco Beppe Sala inaugura un tour in tutti i quartieri per dialogare con i cittadini.

Ecco il resoconto di Alessia Gallione per la Repubblica Milano di come è andata in questa prima volta:

«Servitevi che poi bisogna lavorare», scherza — neanche troppo — Beppe Sala. Sono le 9. Fuori dal Circolino dell’Ortica, murales e nuvole. Dentro, due tavoli sistemati in fondo alla stanza. Sotto il cartello “Colazione italiana” sono già sistemate brioche e crostate. Sull’altro si sta ancora lavorando, ma la disputa è più dialettale che gastronomica. Perché nessuno sembra stupirsi per il vassoio di rane fritte che sta portando Ginetto, il gigante buono del quartiere, né per i nervetti che spuntano tra una ciotola di uova sode e un piatto di lardo e salsicce. «È così che al mattino si mangiava nel dopoguerra», giurano. Ma sulla scritta qualche anziano purista ha da ridire. «Culasiún dell’Urtigatt». Colazione dell’Ortica. «Eh ma ci vuole la o con la dieresi sopra». Questione (anche) di storia e di attaccamento a un’identità che in questo triangolo di Milano si respira ancora. Il piatto forte, però, questa mattina è lui: il sindaco, che è partito proprio dall’Ortica — «Quando in campagna elettorale altri avevano dubbi sul mio posizionamento politico, siete stati i primi a mostrare fiducia» — per inaugurare un giro particolare della città: «Ci siamo inventati questo format della “Colazione con il sindaco”, che ripeteremo sino all’estate, magari un sabato si e uno no». Quasi un pretesto per incontrare la gente e sentire anche «bisogni, suggerimenti, critiche. Quello che voglio è dirvi la verità e guardarvi negli occhi andando oltre i social», spiega. Aggiungendo subito: «C’è un consigliere di Forza Italia che farà un’interrogazione per chiedere quanto costa tutto questo. Ecco, niente». La parola «verità», Sala la ripete spesso nella mezz’ora di discorso a ruota libera. Per attaccare il governo — sulla Tav — per contestare l’autonomia — «Un colpo di mano della Lega» — , per parlare della sanità — «Lady dentiera era tre anni fa e non nel profondo Sud». L’altro mantra: il coraggio. «Voglio fare cose coraggiose anche correndo il rischio che qualche elettore mi volti le spalle». Come Area B, come l’aumento del biglietto di Atm: «Volete un servizio come Roma, Torino o Napoli?». In sala, seduti ai tavoli a mangiare e in piedi, una sessantina di persone, molti anziani. L’applauso scatta due volte. Quando il sindaco assicura che, no, «non ho ambizioni se non lavorare fino all’ultimo giorno per Milano, ma in questo momento dico la mia sulle questioni nazionali perché sarei codardo se non lo facessi». La seconda, quando lancia un invito al centrosinistra: «Dobbiamo svegliarci. Non possiamo metterci un anno a fare un congresso». Al suo fianco, però, Giovanni Lanzetti, presidente della storica Cooperativa edificatrice dell’Ortica, si anima davvero quando Sala racconta della volontà del marchio Uniqlo di adottare un progetto in periferia: «Portali da noi, che abbiamo solo l’imbarazzo della scelta: vogliamo trasformare il quartiere in un borgo a vocazione turistica e sanitaria». Risate. Poi, partono le domande. Enrico si preoccupa per gli abbonamenti dei mezzi per gli over 65. «No, quelli non aumentano». E chiede di Ema: Ci sono possibilità per i ricorsi«Sono debolissime, non dobbiamo illuderci», risponde Sala. Che rilancia invece sulle Olimpiadi, condividendo anche il cartellino rosso che gli ha inviato il Cio per aver parlato (male) dei Mondiali di sci ad Are senza sole e la preoccupazione per le implicazioni dei casi diplomatici aperti dal governo sul voto finale: «Noi combattiamo, ma se non litigassimo con tutti…». Si invocano più piste ciclabili, si discute della riapertura dei Navigli, di violenza contro le donne. Clara gli chiede di fare di più per i murales, Matteo lo interroga sull’appoggio a Calenda e sul pericolo, anche all’Ortica, di rigurgiti fascisti. E qui, la linea è decisa: «Io ci sono, qualunque segnale vorrete dare». In fondo alla stanza, Ivana, 91 anni, beve il caffè con le amiche e vicine di casa, Gina, Carla e Rosangela. «Io quello che avevo da dire al sindaco gliel’ho già detto: i negozi hanno problemi di carico e scarico. E possiamo andare solo li a fare la spesa, non c’è altro in zona».

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