PER IL TURISMO NON È UNA CRISI, È UNA CATASTROFE

PER IL TURISMO NON È UNA CRISI, È UNA CATASTROFE

In quanto guida turistica, la crisi attuale è semplicemente una catastrofe. Ma forse non tutti si rendono conto della portata dello stop al turismo. Alcune considerazioni:
1. Via via che le restrizioni della quarantena verranno allentate, esercizi di quartiere, radicati, potranno, con fatica ma gradualmente, riattivarsi. Il turismo, no. Tutte le prenotazioni dell’anno sono state cancellate, e se, come logico sia, in autunno-inverno non avremo soltanto le usuali epidemie di influenza ma anche un ritorno del Covid-19, pure la stagione 2021 sarà rovinata. Parliamo di uno stop fino al 2022. D’altra parte, chi mai vorrà venire a Milano, epicentro europeo della pandemia? Se io volessi visitare la Cina, magari nel 2021, andrei a Wuhan?

2. Turismo vuol dire alberghi, ristoranti, guide turistiche, shopping; ma a Milano il turismo congressuale e business rappresenta il 50% del totale, e anch’esso è azzerato: eventi, congressi, manifestazioni di
grande respiro. Tutto fermo fino al 2022.

3. Turismo vuol dire anche aver portato nella zona centrale di Milano molta più vivacità rispetto a soltanto 5 anni fa. Piazza Cordusio, via Meravigli, via Broletto, la stessa piazza Duomo negli ultimi anni si sono popolate di bar, ristoranti, negozi di ogni tipo in risposta all’affollamento turistico del centro. Lo stop al turismo metterà in crisi definitiva tutti questi esercizi commerciali. Il solo movimento di impiegati in zona non può consentire la loro sopravvivenza. È un’area non grandissima ma ad altissima densità di esercizi commerciali, che danno lavoro a tantissime persone. La crisi del settore coinvolge quindi non soltanto chi vi opera direttamente ma un indotto sterminato.

Penso sia opportuno acquisire questa consapevolezza prima ancora di pensare a misure di supporto al settore.

Valeria Andreoli

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