PERSONE FINITE PER ARIA

PERSONE FINITE PER ARIA

Sono le Venti Righe (purtroppo illuminanti) di Fabrizio Ravelli oggi su La Repubblica Milano

Quando non è così docile “finire per aria’; e può capitare anche ai nostri figli senza lavoro di Fabrizio Ravelli “Sebbene in questa città, rispetto a tante altre, si goda di maggior benessere non siamo certo in Paradiso”. Sabato su queste pagine Fra Marcello Longhi, a capo dell’Opera San Francesco, ha usato questa espressione parlando delle migliaia di cittadini che affollano ogni giorno la loro mensa dei poveri «E nella vita ci vuole davvero poco per andare per aria: un lavoro che non c’è più, una crisi inaspettata». E di Milano ha detto: «Sebbene sia una città che rispetto a tante altre gode di maggior benessere, Milano non è il Paradiso. E quindi anche qui ci sono persone povere». Succede che spesso ce ne dimentichiamo, che nelle discussioni sui primati della nostra città, sul progresso e la modernità, lasciamo sullo sfondo una questione fondamentale: i poveri Perfino la parola è sgradita, sembra una parola dell’Ottocento, e la si sostituisce con qualche etichetta meno forte. Nella stessa pagina, sempre sabato, la sociologa Chiara Saraceno ci ricordava che in Italia la povertà è fortemente aumentata dalla crisi del 2008 e non accenna a diminuire. E oltretutto colpisce sempre di più igiovani, cioè quel capitale umano su cui dovrebbero fondarsi la sopravvivenza e lo sviluppo di un Paese. In generale dovremmo ammettere che i nostri figli sono più disagiati di noi. Che hanno meno possibilità di lavoro. Che il loro lavoro è pagato molto meno del nostro, alla loro età. Che l’abbandono della scuola, della ricerca del lavoro, dilaga: sono i cosiddetti Neet, cioè quelli che hanno rinunciato. E non risulta che questi problemi — la povertà vecchia e nuova, la disoccupazione la mancanza di case — siano al centro del dibattito politico.

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