PIANO WELFARE IN MUNICIPIO 2, LE OSSERVAZIONI

PIANO WELFARE IN MUNICIPIO 2, LE OSSERVAZIONI

La valutazione generale sul documento e sul Piano del Welfare è complessivamente positiva, pur in presenza di aspetti di insufficienza e criticità che cercheremo di individuare; per quanto riguarda gli aspetti più strettamente sanitari rimandiamo al documento consegnato dal Forum per il Diritto alla Salute [All. 1].

Ma una premessa è fondamentale.
Il limite del documento è squisitamente politico: la logica in cui si muove è sempre e comunque quella che ha pervaso le politiche sociali degli ultimi vent’anni non solo in Italia: l’accettazione dello status quo della cosiddetta “limitatezza delle risorse”.
La crisi finanziaria ed economica dal 2008 a oggi ha determinato il peggioramento diffuso delle condizioni di vita, accentuando i divari e le diseguaglianze e avvicinando alla soglia di povertà fasce sempre più estese di popolazione (come è correttamente rilevato anche nel documento a pagina 32). Mentre in parallelo una fascia sempre più ristretta, se non ridottissima, di popolazione si è ulteriormente arricchita, ampliando la forbice della diseguaglianza […un alto numero di cittadini sopra la soglia di ricchezza (23%) e un alto numero di cittadini al di sotto della soglia di povertà (30%), cit.].
Contemporaneamente le politiche bipartizan (locali, nazionali, persino europee) che si sono succedute negli ultimi vent’anni di tagli continui e orizzontali al sistema del welfare e ai trasferimenti agli enti locali hanno portato a una situazione di riduzione forzata dei servizi offerti in modo diretto dal “pubblico” e di continua ricerca all’esternalizzazione e/o affidamento al Terzo settore.
Riteniamo indispensabile e improrogabile un mutamento di paradigma. È il momento di rivendicare e rilanciare il ruolo centrale e indispensabile del “pubblico”, anche in collaborazione con il privato sociale, ma non subordinato ad esso. Per gli enti locali non è più sufficiente né utile rispondere nella logica del “buon amministratore”. Non basta più “amministrare bene”, è necessario “amministrare di più”. È necessario che gli EELL, in particolare Comuni e Città Metropolitane, aprano una vertenza con il Governo per il superamento dei limiti imposti dal patto di stabilità, l’assegnazione di maggiori risorse, lo sblocco del turn over e la possibilità di nuove assunzioni.

1) Milano città dei diritti

Gli obiettivi elencati sono condivisibili anche se riteniamo non sia più sufficiente indicare per il Comune esclusivamente il ruolo di intermediazione fra diversi attori e rivendicare il ruolo del “pubblico” di orientamento dello spazio sociale dove il “privato” (insieme al pubblico) sappia innovare la sua tradizionale dotazione di attività e interventi, in una logica che premi l’aggregazione anche all’interno del terzo settore e la dinamica di “sistema”. Il Comune e le sue articolazioni territoriali, in primis i Municipi, devono assumere un ruolo più incisivo e determinante nella definizione delle esigenze che emergono dai territori e di conseguenza dell’erogazione dei servizi anche da parte degli altri enti preposti (Regione, ATS, ASST).

2) Piano Welfare dal 2012 a oggi

Riteniamo che probabilmente, per quanto detto in premessa, non sia più sufficiente, utile e attuale «…prendere atto dell’esternalizzazione dei servizi sociali finanziati da parte del Comune… permanendo in capo al Comune l’esercizio di due funzioni fondamentali:
• la programmazione, l’acquisto e il controllo di servizi dai produttori;
• il counseling alle famiglie per trasformare il bisogno in domanda e orientarle nella rete dei servizi.»
Noi crediamo non sia più sufficiente ridurre il ruolo del Comune a questi due ambiti, specialmente nell’area dei servizi sociali, meno ovviamente in quella dei servizi sanitari di competenza di altri enti. Ma il Comune può e deve esprimersi e deve far pesare la propria autorevolezza sulla finalizzazione e sulla distribuzione territoriale delle risorse umane e finanziarie in capo a Regione Lombardia e ATS.

2.1 La riorganizzazione territoriale. A 3-4 anni dall’avvio della riorganizzazione esiste una valutazione dei risultati? Il nuovo Servizio Sociale Professionale Territoriale, articolato nei due livelli di base e specialistico, risponde alle caratteristiche/esigenze dei quartieri? Oltre a sussistere un tema di carenza di risorse umane comune a tutti gli enti locali, vanno verificati anche gli aspetti organizzativi e di distribuzione delle risorse. Ad esempio il numero e la dislocazione degli assistenti sociali di primo livello (ad accesso libero) sono congrue alle diverse esigenze dei territori nei Municipi. È stata fatta un’indagine per capire se siano adeguate nel Municipio 2?

2.2 Offerta residenziale (RST) ed emergenza abitativa. La Cabina di regia funziona? Quali sono i dati per il Municipio 2? Ad esempio il tema dell’accoglienza dei minori e delle famiglie rappresenta certamente una criticità, quella dei padri che, a parte casi estremi particolari, sono esclusi dalle RST, determinando rotture del nucleo famigliare e difficoltà nei percorsi di accompagnamento verso l’autonomia.

È possibile immaginare/progettare un lavoro di prevenzione mettendo ad esempio a sistema un iter tecnico-metodologico per gestire il problema degli sfratti senza essere costretti a rincorrere perennemente le urgenze, che oltretutto gravano in modo estremamente significativo sulle casse comunali?

2.3 Domiciliarità/Sostegno alle famiglie. Il nuovo sistema della domiciliarità (SAD) ha funzionato? Le 25 imprese, 58 organizzazioni e i nuovi “prodotti” (aiuti famigliari e peripherals) introdotti stanno rispondendo alle richieste? In Municipio 2 sono sufficienti?

2.5 Consolidamento modello. Sulle risorse vale quanto indicato in premessa, la necessità, se del caso, di maggiore autonomia del Comune nel campo delle assunzioni rivendicando il ruolo essenziale delle funzioni di assistenza sociale al pari dei servizi sanitari.

2.5.1 Riorganizzazione. È indispensabile chiarire la policy (anche di concerto con gli altri enti coinvolti) rispetto alla compartecipazione e al tema ISEE. Lo strumento dell’ISEE è totalmente insufficiente se non inadeguato e il vincolo ISEE per accesso ai servizi è anacronistico, bisogna almeno progettare una gradualità e scalarità delle fasce che superi l’attuale “diktat” gratuito/pagamento basato su una sola fascia, prevedendo anche la possibilità di progressiva compartecipazione degli utenti. Ma questo si potrà attuare solo in accordo con altri enti, in primis Regione.

È indispensabile un’integrazione con il Settore Casa sul tema dell’emergenza abitativa. Si può ipotizzare un’equipe di persone dei SS che funga da riferimento/interfaccia con l’ufficio Casa per evitare gli attuali disagi determinati dall’esecuzione degli sfratti e dall’emergenza derivante (per altro con un significativo aggravio sulle casse comunali).

2.6.1 Lotta all’esclusione sociale. Concordiamo pienamente ed esprimiamo soddisfazione per l’impegno dell’amministrazione in questo campo, che non ha pari nel panorama delle amministrazioni comunali in Italia.

2.6.5 Patto Cittadino Salute Mentale. In via generale si veda quanto indicato dal Forum Diritto Salute (FDS). Per quanto riguarda il Municipio 2 si sarebbe dovuto valutare il funzionamento del CPS di via Asiago e la sua rispondenza alle necessità del territorio.

2.6.6 Casa Medica. È certamente uno strumento su cui l’amministrazione punta molto ritenendole strategiche. Anche qui si rimanda al documento del FDS sottolineando però due aspetti. A) La necessità dell’integrazione nella Casa Medica dei servizi sociali con quelli sanitari attraverso la presenza degli assistenti sociali del Comune al loro interno. La Casa Medica non deve “ridursi” semplicemente a un luogo di erogazione di servizi più diffuso e “alla portata” de# cittadin#, ma anche in un’occasione di prevenzione di possibili disagi. B) La necessità che il Municipio 2 individui il precorso per la realizzazione nel proprio ambito.

2.6.7 Misure comunali di sostegno al reddito. Perché è stata sospesa la misura 5B? Sono sufficienti per i diversi territori del Municipio 2? È stata fatta un’analisi relativa al Municipio 2?

2.6.9 Servizio WeMi. Come sta sviluppandosi il servizio nel Municipio? Esistono dei dati di accesso ai diversi hot spot territoriali? La Commissione di Municipio si è preoccupata di procurarseli?

2.6.10, 2.6.11 e 2.6.13 Sarà fondamentale il monitoraggio anche da parte del Comune sul funzionamento del cosiddetto Reddito di Cittadinanza che sostituisce (SIA) il REI.

2.6.12 Progetto QuBì. Come si articola nel Municipio 2 il progetto QuBì? Quali enti formali e informali coinvolge e in quali territori? Come si intende interagire e collaborare come Municipio?

2.6.14 Revisione dei titoli sociali. Valgono le considerazioni fatte sull’ISEE: è molto importante rivedere i criteri della soglia sopra la gratuità. È importante prevedere l’istituzione anche in Municipio 2 del Tavolo Permanente per la Disabilità, la Giunta e il Presidente di Commissione si devono impegnare in questo senso.

2.6.15 Economia personale. Esiste questo servizio in Municipio 2? In quali sedi e con quale affluenza? È in previsione?

2.6.16 Residenzialità Sociale Temporanea (RST). Si veda quanto già espresso al punto 2.2. Il focus è proprio per la cosiddetta “fascia grigia” formata da quelle persone che sono troppo povere per accedere al mercato privato della locazione e considerate troppo ricche per accedere alle abitazioni di edilizia pubblica. Il problema è estremamente sentito in alcuni territori del nostro Municipio (triangolo Padova, Monza sino alla ferrovia). Quanti sono stati gli “accessi” nel Municipio 2?

2.6.17 Bambine bambini, ragazze ragazzi, famiglie. Le ridotte risorse umane a fronte dell’incremento di mandati obbligatori per legge 2 rischiano di ridurre il margine di intervento e soprattutto della “prevenzione”. Va assolutamente rivendicata la necessità di poterle adeguare alle richieste (vedi premessa generale). Non ci si può affidare solo alla L. 285 che per definizione finanzia progetti sperimentali.

2.6.18 Diritti e lotta discriminazioni. Sono condivisibili gli obiettivi indicati, vanno coniugati anche a livello di attività dei Municipi. Che proposte hanno la Commissione e la Giunta in questo senso?

2) I trend di cambiamento della città

Se si concorda sui temi principali di mutamento del tessuto sociale della città (l’invecchiamento della popolazione e la diversificazione nella struttura delle famiglie; l’aumento della disuguaglianza e del rischio di marginalizzazione sociale per i soggetti più fragili; l’emergenza abitativa; l’internazionalizzazione e la multiculturalità della Città) è altrettanto fondamentale tenere conto dell’aspetto della complessità/peculiarità territoriale.

Milano (come tutte le grandi città) è una città complessa e varia con enormi diversità di composizione socio-economica e culturale anche nei territori dei singoli Municipi, con grandi differenze tra quartieri e quartieri (o NIL) a partire dalle differenze demografiche di popolazione (numero di abitanti, numero di cittadini non italiani, distribuzione di genere ed età). Questa complessità va colta, rispettata, affrontata con misure e interventi diversi e specifici per i singoli territori. È necessaria quindi una maggiore duttilità del sistema.

Citiamo come esempio solo il primo punto, quello dell’invecchiamento o più in generale, della composizione anagrafica della popolazione. Il Municipio 2 da questo punto di vista si discosta (in alcuni casi significativamente) dalle medie cittadine indicate nel documento, caratterizzandosi per una più alta percentuale di popolazione tra gli 0 e i 18 anni (21,3 vs 16,2% cittadino) e contemporaneamente una minore presenza di over 74 (10,0 vs 13,0%). Ma ancora, questa differenziazione si accentua considerando i diversi quartieri (ad es. il Q.re Adriano è il “più giovane” della città con il 26,4% tra 0-24 anni).

A fronte di queste peculiarità dei territori la risposta è modulata in modo “proporzionale”? I servizi sono all’altezza delle diversità dei quartieri, ad esempio numero e capienza dei servizi per l’infanzia o per gli anziani?
Per quanto riguarda il Municipio 2, abbiamo un’idea delle richieste di accesso ai servizi per l’infanzia (nidi e materne) e di qual è a situazione delle liste di attesa, alla luce anche delle variazioni demografiche e dell’apertura negli ultimi 2-3 anni di nuove sezioni? Sono stati raccolti e analizzati i dati relativi al Municipio 2 anche con la collaborazione della Commissione Servizi Educativi? È stato fatto il quadro dei “titoli sociali” per anziani e per persone con disabilità nel nostro Municipio ed eventualmente una valutazione sulle reali esigenze del territorio? Conosciamo la situazione e l’operatività dei CSRC presenti in Municipio?

È molto importante e assolutamente condivisibile la sottolineatura sul tema delle diseguaglianze e del loro crescente acuirsi […è possibile trovare simultaneamente un alto numero di cittadini sopra la soglia di ricchezza (23%) e un alto numero di cittadini al di sotto della soglia di povertà (30%)…, si vedano anche le recenti indagini di Caritas Ambrosiana (La povertà nella Diocesi ambrosiana – Dati 20179, All. 2] o i dati di afflusso a Pane Quotidiano anche nella sede di viale Monza]. Diversità non solo in termini di ricchezza ma di opportunità lavorativa, di povertà educativa, di accesso ai servizi socio-sanitari, di opportunità e di condizioni di vita delle donne ecc. Diversità che ancora una volta si caratterizzano in modalità differenti nei diversi quartieri della città e del nostro Municipio. È stato fatto un quadro quali/quantitativo di dati statistici su questo tema per il Municipio 2?

Un approfondimento a parte merita il tema dell’Emergenza abitativa, che riveste nel nostro Municipio un quadro di assoluta gravità. Se i dati e le osservazioni generali sul tema sono assolutamente condivisibili [… impossibilità di accesso alle case di ERP e contemporanea incapacità di sostenere i prezzi del mercato immobiliare… aumento del numero di sfratti per morosità è stato esponenziale, portando un numero sempre maggiore di famiglie nella situazione di non avere una residenza e non poter accedere, al contempo, ad abitazioni sociali o di edilizia residenziale pubblica… a fronte di 22.000 persone in graduatoria ERP, pari al 62% del totale delle domande in

Regione Lombardia, a Milano si contano 70.000 alloggi sfitti a causa di canoni troppo alti e ambizioni disattese alla vendita…] vanno sottolineate le peculiarità del Municipio 2.
Se da un lato nel Municipio 2 il patrimonio di abitazioni ERP è basso (imparagonabile ad esempio ai Municipi 6, 7, 8 o 9) con relativamente scarsi problemi di morosità, la situazione e drammaticamente grave nell’edilizia privata in alcuni quartieri, in particolare nei primi tratti di via Padova e viale Monza e relative traverse. In queste aree esistono edifici in condizioni strutturali e manutentive preoccupanti, condomini privati ultraindebitati che rappresentano una “bomba sociale” pronta a esplodere per il livello di conflittualità che inevitabilmente in tali ambiti e situazioni si determina.
È necessario che il Comune pretenda di creare un “Tavolo dell’emergenza abitativa” con Tribunale e Prefettura per coordinare le operazioni di sfratto senza dover sempre intervenire sulle emergenze, che peraltro costano moltissimo (è la voce più alta nel bilancio di previsione della Direzione Politiche Sociali). Le risorse potrebbero essere meglio allocate riducendo anche gli interventi che separano le famiglie con madri e figli in comunità e padri a “spasso” (inserimento in Comunità). È indispensabile “prevenire” gli sfratti pianificandoli. Il Comune deve coordinare e segnalare i tempi dell’esecutività dello sfratto al Tribunale in funzione della disponibilità di accoglienza sia nelle strutture ERP sia in strutture di emergenza (casa albergo…).
Sono state coinvolte le Commissioni Territorio e Sicurezza per approfondire questa criticità importante nel nostro Municipio?

Tutti questi aspetti avrebbero dovuto essere indagati e approfonditi, da un lavoro di inchiesta, ricerca e confronto con gli Enti e le Agenzie pubbliche (comunali, regionali, della Città metropolitana) e private che operano nei territori del nostro Municipio attraverso incontri nell’ambito della Commissione Sanità, Politiche Sociali, Famiglia (anche in collaborazione con altre Commissioni municipali per le competenze specifiche), Commissione che invece è stata convocata con colpevole ritardo e senza alcuna opportunità di approfondimento dei vasti argomenti in discussione nell’ambito del Piano Welfare.

3) Visioni nuovo Welfare

Condividiamo convintamente le indicazioni generali qui evidenziate: unificare la frammentazione dell’offerta di servizi a cura dei diversi attori, ricomporre i servizi per renderli accessibili a una platea sempre più ampia di cittadin#. Grazie anche ai dati raccolti dal Sistema SiSa, si concorda sull’individuazione dei target prioritari: le persone con disabilità, le persone in condizione di povertà, le persone che vivono un’emergenza abitativa, le persone che sono o rischiano di rimanere ai margini dei processi di inclusione sociale.

Come già detto in premessa, non riteniamo però sufficiente che il Comune si “riduca” esclusivamente al ruolo di regia e coordinamento degli attori in gioco nel Welfare e si “accontenti” della funzione “di committenza”. Il tema della “ricomposizione” dell’offerta dei servizi e delle misure di sostegno è fondamentale ma non deve essere esclusivo del ruolo dell’ente pubblico. Si ripropone il tema, già segnalato, della revisione dello strumento dell’ISEE o quantomeno di una maggiore suddivisione delle fasce con ipotesi di progressiva compartecipazione dell’utenza, anche per garantire l’auspicata «personalizzazione della risposta ai bisogni». L’applicazione dello strumento ISEE determina una seconda criticità: a causa dei ritardi nell’ottenimento del documento nei primi mesi dell’anno (abitualmente i CAF non riescono a ottenerlo entro il mese di marzo) si blocca l’erogazione del contributo e/o per il servizio richiesto (es. accompagnamento

disabili e/o anziani) per due/tre mesi gravando sulle famiglie e determinando una situazione insostenibile. Visto che le variazioni da un anno all’latro si rivelano in realtà ininfluenti è necessario immaginare un meccanismo e uno strumento diverso ad esempio quello della certificazione delle entrate/uscite della famiglia assegnataria. Il Comune di Milano potrebbe farsi portatore di questa richiesta e sperimentare una soluzione di questo genere.

Sul tema dell’emergenza abitativa e dell’accesso alla RST si rimanda a quanto già riportato prima. Concordando sulla necessità di potenziare la dotazione di immobili destinati a RST, chiedendo analogo impegno anche agli altri attori coinvolti (Regione, Aler), va ampliata la collaborazione tra direzioni Servizi Sociali e Casa (vedi quanto già detto al punto 2.5.1). La recente normativa delinea un ruolo forte dei SS che per ora risulta non ancora appieno affermato [creare sinergie per dare risposta all’emergenza abitativa]. Si evidenziano inoltre due limiti nell’attuale meccanismo di inserimento nelle RST: A) è necessario essere in “buona posizione” nella graduatoria per l’assegnazione di casa ERP; B) i padri sono generalmente esclusi se non in casi di problemi di salute di almeno 1 figlio e/o della moglie. Sono vincoli che restringono in modo troppo evidente la possibilità di accesso e che rischiano di aumentare i casi di emarginazione sociale.

Per quanto riguarda l’aspetto degli investimenti in infrastrutture si valuta con particolare interesse e opportunità l’ipotesi della creazione di un Fondo comunale per gli investimenti del Welfare, di cui però vanno più precisamente indicati la modalità di creazione e l’obiettivo di dimensione finanziaria da raggiungere (ad esempio in % sul Bilancio del Settore o del Comune in generale), così come l’indicazione di una percentuale degli standard urbanistici nuovi da dedicare sia alle nuove strutture del Welfare, sia (forse soprattutto) alla manutenzione e adeguamento di quelle esistenti. In questo senso è assolutamente condivisibile la proposta della definizione di un Piano per gli spazi del Welfare milanese, che ovviamente dovrebbe partire dai suggerimenti e dalle indicazioni provenienti dai Municipi a seguito di un’accurata analisi della situazione corrente. Anche in questo campo nulla è stato fatto nel Municipio 2.

È fondamentale l’obiettivo di valorizzare e rendere conosciuta l’ampia rete di attori presenti nel territorio in modo formale e informale. Nel nostro Municipio esistono decine di esempi in questo senso che, ovviamente…, non sono stati minimamente intercettati dall’assenza del lavoro della Commissione, e che invece potrebbero essere coinvolti nella creazione di un Tavolo del Sociale del Municipio 2. Cito ad esempio il Gruppo di Mutuo Soccorso operante soprattutto, ma non solo, in zona Padova/Monza, che sostiene le famiglie in difficoltà nella copertura di spese ordinarie (bollette, spese medico/sanitarie, acquisti di beni indispensabili ecc.) basandosi esclusivamente sull’autotassazione volontaria dei partecipanti. Ma esistono gruppi di aiuto scolastico, di auto- aiuto sociale, di sostegno psicologico ecc.

Sul tema dell’integrazione dei servizi e della compartecipazione alla spesa si veda quanto già detto sulla questione ISEE.

Concordiamo sulla necessità urgente della creazione di luoghi di riferimento chiari, precisi e univoci sull’esempio del Punto Unico sulla disabilità e sul relativo Osservatorio.

4) Progettare e organizzare spazi e servizi
Sul tema della riorganizzazione degli spazi è mancata totalmente un’analisi degli spazi relativi ai tre ambiti trasversali di azione della Direzione Politiche Sociali: gli spazi WeMi; gli alloggi della

Residenzialità Sociale Temporanea; le sedi del Servizio Sociale Professionale Territoriale nel Municipio 2.
Quanti e quali sono, quali i servizi offerti, quale la diffusione sul territorio, quali i dati di accesso e le richieste emergenti, qual è la situazione/condizione degli spazi fisici ad essi destinati? I due spazi WeMi del Municipio 2 (Loreto e Venini) sono stati “visitati”/contattati, i consiglieri sono a conoscenza della loro esistenza? Abbiamo in zona Custodi sociali, sono stati intervistati per conoscere le criticità che segnalano, possiamo offrire un contributo come Municipio non solo in termini di coordinamento e supporto ma anche di iniziative dirette?

Sul tema delle RST si rimanda a quanto già detto rispetto alle possibilità di accesso, per altro ribadito nel documento alla pagina 59. In un Municipio come il nostro, dove l’emergenza abitativa è drammatica in alcuni quartieri, sarebbe stato opportuno conoscere la mappatura e la tipologia degli alloggi disponibili, oltre che assumersi un ruolo attivo di ricerca di nuove opportunità di disponibilità.

Sull’aspetto dell’organizzazione dei servizi e degli spazi si rimanda a quanto già scritto al punto 2.1 e si chiede una maggior attenzione nell’allocazione delle risorse umane in relazione a criteri il più possibile oggettivi basati sulle diverse caratteristiche dei territori (ad es. numero di residenti, densità abitativa, percentuale di anziani/bambini, disabilità, distribuzione dei cittadini non italiani…). Dati ed elementi che come Municipio avremmo avuto il compito di raccogliere e sottolineare…

Anche per quanto riguarda gli spazi nessuna informazione è stata richiesta e fornita sulla sede di via degli Assereto, né alcuna valutazione viene offerta quantomeno sugli aspetti di visibilità, raggiungibilità e accessibilità. Si ritiene e si sottolinea come assolutamente fondamentale la qualità degli spazi dedicati al fondamentale momento dei colloqui individuali.

5) I Tavoli di lavoro
Come già detto in precedenza, si ritiene opportuna e necessaria la realizzazione di Tavoli di lavoro Municipali su alcune tematiche particolari in sinergia con quanto avviene a livello centrale.

Certamente è necessario istituire il Tavolo della Domiciliarità del Municipio per mettere a sistema e ottimizzare quanto già offerto nei nostri territori attraverso il sistema WeMi e i Custodi Sociali ad esempio, per: • ricomporre in un modello collaborativo-connettivo le risorse; • favorire l’incontro domanda/offerta; • raccogliere e analizzare le domande che arrivano dai quartieri; • migliorare la regia e il coordinamento dell’offerta; • sperimentare nuove forme di comunicazione. Non è più sufficiente operare solo sul fronte dell’ottimizzazione della spesa (efficienza: obiettivo già sufficientemente raggiunto) ma lavorare per l’efficacia degli interventi.

Probabilmente meno urgente è l’istituzione di un Tavolo Invecchiamento, alla luce dei dati statistici che collocano il Municipio 2 sul gradino più basso nella percentuale relativa alla popolazione residente (cfr. Tabella 8 documento pag. 76).

Tabella 1 – Distribuzione percentuale della popolazione over 70 per Municipio

Municipio

Presenza di anziani over 70

Distribuzione percentuale per Municipio

Popolazione Residente

Impatto % Anziani over 70 su popolazione residente

Municipio 2

23.673

9,71%

155.016

15,27%

Ciò non toglie sia indispensabile mantenere la situazione costantemente monitorata. Sul fronte del cosiddetto Invecchiamento attivo va portato a termine un censimento delle risorse presenti nel Municipio e rafforzate le relazioni tra Municipio e Associazioni del Terzo Settore, CSRC, RSA e associazioni sindacali.

Per quanto riguarda il Tavolo cultura della salute e stili di vita si rimanda a quanto indicato nel documento allegato del FDS [All. 1]. Si raccomanda inoltre una stretta collaborazione e coordinamento con tutte le Agenzie educative presenti nel territorio (scuole dell’infanzia, primarie, secondarie di primo e di secondo grado, CAG, Associazioni del Terzo Settore ecc.) per quanto riguarda le criticità presenti nelle fasce di età 0-12 e 13-18 anni (educazione alimentare, bullismo, DSA solo per citarne alcune).

L’ambito in cui probabilmente è possibile, oltre che utile, istituire un Tavolo municipale è quello della Disabilità, in analogia organizzativa e strategica di quanto avvenuto a livello cittadino, ponendo una particolare attenzione soprattutto alle fasce giovanili (ad esempio per la rilevazione degli educatori di sostegno necessari nelle scuole dell’infanzia e nidi). Ricordando l’esistenza in Municipio di due strutture CDD a gestione diretta (unico caso nel territorio milanese) si sottolinea la necessità di una revisione del servizio, che differenzi e personalizzi maggiormente l’offerta in considerazione dell’età e delle tipologie di disabilità per evitare la crescente percezione di luogo “sanitario” e non come “spazio di vita”.

Anche in questo ambito è indispensabile un maggior coordinamento sia tra Settori diversi dell’amministrazione comunale sia con altri EE.PP. sia con il Terzo Settore.

Per quanto riguarda il Tavolo dei Minori, si ritiene che il Municipio possa svolgere un importante ruolo di stimolo e di facilitazione nella promozione e organizzazione (anche attraverso i fondi disponibili alla voce Diritto allo Studio) di supporto alla genitorialità, di ascolto dei bisogni e dei disagi, di rafforzamento dei legami informali quotidiani, favorire, incoraggiare e sostenendo Reti territoriali anche attraverso la stesura di Protocolli d’intesa con gli Assessorati competenti, le Scuole, l’Ufficio Scolastico Territoriale, ATS e ASST, sempre nella logica dell’ottimizzazione dei servizi

Tavolo salute mentale, si rimanda a quanto osservato al punto 2.6.5 e all’allegato 1 (Osservazioni del FDS).

Per quanto riguarda il Tavolo al punto 6.8 (Tavolo persone sottoposte a provvedimenti dell’autorità giudiziaria) non si hanno competenze per esprimere valutazioni e proposte.

Tavolo immigrazione

Riteniamo opportuna la creazione anche in Municipio 2 di tale tavolo, viste la caratteristiche statistiche, demografiche, anagrafiche e sociali dei nostri territori, come già evidenziato nelle premesse e come emerge dai dati disponibili dal sistema SiSa. L’integrazione e l’educazione dei diritti e dei doveri parte dai bambini e dalle bambine e la scuola è in questo senso il più importante luogo di incontro e di indirizzo.

Abbiamo la fortuna di disporre sul nostro territorio di uno dei Poli Start più efficienti ed efficaci della città, valorizziamo il suo lavoro e mettiamolo in rete con le altre realtà che si occupano di inserimento dei minori oltre alle scuole, che già hanno una stretta collaborazione con il Polo.

Il primo obiettivo è quello della lotta all’abbandono scolastico attraverso il supporto delle famiglie e dei ragazzi/ragazze nel superamento delle difficoltà di inserimento e di studio nella scuola dell’obbligo e nella scelta più opportuna per il proseguimento degli studi.

Tavolo senza dimora-povertà

Si rimanda a quanto già scritto nelle premesse e ai punti 2.2, 2.6.16 e all’emergenza abitativa. Per quanto riguarda il nostro Municipio è indispensabile una relazione e cuna collaborazione più stretta con il CASC della stazione centrale (recentemente spostato in fondo a via Sammartini).

Alberto Ciullini
Alberto Proietti
Gruppo consigliare SinistraXMilano Municipio 2

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