Più libertà, meno recidiva

Più libertà, meno recidiva

È di ieri l’importante notizia della firma, nella Casa Circondariale di Monza, di un Protocollo d’intesa fra imprese e istituzioni che prevede sgravi fiscali per chi offre un’opportunità di impiego ai detenuti, nella convinzione che lavoro e formazione abbiano un ruolo centrale nel restituire dignità alle persone ristrette e nell’avviare il loro percorso di recupero.

Mentre la riforma dell’Ordinamento penitenziario pare purtroppo destinata ad attendere ancora e all’orizzonte nubi sempre più fosche annunciano come uno dei (pochi) punti programmatici su cui Movimento Cinquestelle e Lega potrebbero convergere nel loro contratto di governo la costruzione di nuove strutture di detenzione – non tanto con l’obiettivo di dare condizioni più dignitose all’attuale popolazione ristretta, quanto con l’intenzione di aumentare il numero di ospiti delle patrie galere… – la strada da imboccare è invece questa: un ricorso sempre maggiore all’esecuzione penale esterna e alle misure alternative, capace di coniugare il rispetto della dignità umana e quello del dettato costituzionale, che assegna alle pene una funzione riabilitativa, con le legittime esigenze di sicurezza della società.

I dati smentiscono infatti seccamente l’idea che più carcere (o più carceri) porti più sicurezza, laddove invece le ricerche documentano che la recidiva diminuisce in misura rilevante quando parte della condanna viene espiata all’esterno, tramite misure che avviino gli autori di reato allo studio e/o al lavoro, favorendone un graduale reinserimento nella comunità.

Stefano Simonetta

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