PORTA ROMANA, CHI CI POTRA’ VIVERE?

PORTA ROMANA, CHI CI POTRA’ VIVERE?
Ieri è stato presentato lo sviluppo urbanistico dello scalo ferroviario di Porta Romana, lo potete vedere nelle foto. Come ha detto la giuria che ha assegnato il bando, è una grande cucitura, Nord Sud con in mezzo un quadrato verde, un po’ come reinventare a verde una ferrovia e affacciarvi dei palazzi, per sintetizzare. Le aree di Ferrovie dello Stato, che si definisce gruppo privato (seduto su un vero e proprio demanio pubblico), sono state vendute a un consorzio di imprese o sarebbe meglio dire fondi immobiliari che si chiamano Coima SGR con Covivio e Prada Holding. Quindi sono sviluppatori privati che si finanziano con la progettazione e la prevendita immobiliare per uffici e residenziale. Il Comune di Milano ci mette le linee guida. Sarà tutto bellissimo, però è il caso di ricordare che questo meccanismo è uno sviluppo poco pubblico e molto guidato dal valore immobiliare. Tutto sta in piedi se c’è il valore del terreno, del costruito e poi del venduto. Sarebbe stato molto interessante sugli scali rovesciare questo potere, ma non è andata così. Alle ferrovie il governo permette di agire come privato su aree pagate da tutti noi cittadini, anzi dallo Stato. Al Comune va bene così oppure non ha la forza di imporsi o proporre altro. Non lo sappiamo perché sembrano entrambe le cose. Quindi la domanda vera e finale, non è tanto se sia bello o brutto, se il privato sappia fare o meno, se il Signor Catella sia il vero dominus immobiliare della città. Ma chi ci vivrà e a che prezzo, perché tutto qui si misura così. Se volete anche in metri quadrati verdi. Ma è secondario o meglio fa parte della valorizzazione. Perché è il valore che comanda. È questa la città che vogliamo?

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