Prima di tutto i bambini

Prima di tutto i bambini
Mentre la politica discute di omogenitorialità, anche con toni davvero forti, esistono decine di bambini che vivono nelle loro famiglie, ma si vedono negati i diritti di cittadinanza poiché il loro certificato di nascita non viene trascritto dagli ufficiali di stato civile italiani. Molti comuni (Torino, Roma, Napoli, Bologna, Palermo, Catania ecc) hanno iniziato a trascrivere questi atti per non lasciare i bambini in un limbo giuridico. Sentenze di vari tribunali hanno ordinato ai sindaci, tra cui il nostro a Milano, di procedere con le trascrizioni perché questo non comporterebbe alcun problema di “ordine pubblico”, unico possibile elemento di ostacolo alle trascrizioni.
Lo Stato italiano non ha potere giurisdizionale sugli atti di Stati esteri. Nel caso della sentenza del tribunale milanese, parliamo di un certificato di nascita emesso dallo stato della California, che ora il sindaco ha trascritto integralmente.
Nei primi confronti in aula, opposizione e alcuni consiglieri della maggioranza hanno chiesto di far luce sul tema della GPA. La Gestazione per Altri è un tema spinoso, viene chiamata giornalisticamente “utero in affitto” ma in alcuni paesi del mondo è regolamentata a tutela delle donne che scelgono di donare un figlio alle coppie che non possono averlo. Esiste però anche un problema gravissimo di sfruttamento, sopratutto in alcuni paesi dell’Est Europa, e va denunciato e contrastato. Penso che aprire alle adozioni sarebbe la strada maestra per ridurre quasi a zero il ricorso alla GPA in Italia, ma non è questo il tema su cui discutiamo.
Se stiamo a noi, infatti, la nostra preoccupazione non può che essere quella di garantire i diritti dei bambini. È una bussola imprescindibile. Per questo ho presentato un mese fa un ordine del giorno insieme a Diana de Marchi in cui chiedo di procedere con le trascrizioni. Ho sentito dire tante cose in aula, anche che le famiglie arcobaleno “non sono vere famiglie”. Ma andremo avanti, a tutela degli interessi dei minori come dicono le sentenze, perché non c’è più tempo da perdere.
Angelo Turco

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