La proprietà e la casa

La proprietà e la casa

La proprietà privata è sacra, tuonò il Ministro degli Interni, commentando la circolare del suo Ministero che ordina ai prefetti un giro di vite, raccomandando tempestività nell’esecuzione degli sgomberi e nel censire gli occupanti.
Insomma, via agli sgomberi in modo indiscriminato senza nessuna verifica preventiva delle soluzioni disponibili e con tutele riservate a minori e soggetti fragili, a carico dei Comuni e da valutare successivamente allo sgombero.
Dimentica forse (anzi, senza forse) il Ministro Salvini alcuni passaggi, di forma e di sostanza
Di forma.
Perché secondo la Costituzione Italiana (sulla quale ha giurato non più tardi di qualche mese fa), la proprietà privata non è sacra ma “riconosciuta e garantita dalla legge che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti”; insomma la Costituzione tutela sì la proprietà privata, a condizione però che l’interesse del proprietario non entri in conflitto con l’interesse collettivo.
E (forse) possiamo affermare che chi abbandona un immobile, trascurandone la manutenzione e la sicurezza, non sta certo tutelando l’interesse della collettività
E, di forma, perché il diritto alla casa, ovvero il diritto ad avere un alloggio e un riparo adeguato, è altrettanto degno di tutela, e garantito, tra l’altro, dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e dal Trattato di Lisbona.
Di sostanza.
Sono oltre 5.000.000 in Italia le persone che vivono in condizioni di povertà assoluta (per “poveri assoluti”, l’Istat intende coloro che non possono affrontare la spesa mensile sufficiente ad acquistare beni e servizi considerati essenziali per uno standard di vita minimamente accettabile) e oltre 2.000.000 le famiglie senza casa.
E, guarda caso, sono più di 2 milioni le case abbandonate (secondo una ricerca condotta dal Cescat, Centro Studi Casa Ambiente e Territorio di Assoedilizia), un dato che non contempla evidentemente capannoni, fabbriche dismesse, uffici e edifici pubblici .
Numeri questi che davvero dovrebbero far gridare all’emergenza, molto più delle occupazioni, e che letti tanto singolarmente quanto in combinazione con loro, dovrebbero dettare l’agenda delle priorità del governo: dare una casa a chi non ce l’ha.
Un’emergenza che non si risolve certo a colpi di sgomberi e per la quale, come sottolinea l’Assessore Rabaiotti dalle pagine di Milano Repubblica, servono “politiche nuove, strumenti e pensieri diversi”.
Poco più di un anno fa, a seguito dello sgombero di piazza Vittorio a Roma, l’allora ministro Minniti (che non passerà alla storia come il ministro più morbido della storia della repubblica) aveva disposto che non si procedesse a sgomberi senza aver prima verificato la possibilità di dare sistemazione adeguata agli occupati, norma dettata evidentemente non da buonismo ma dalla necessità di non lasciare persone in mezzo alla strada (o creare le condizioni per nuove occupazioni)
L’ultima circolare del ministero ribalta i piani, prima si sgombera e poi, se si riesce, si valutano necessità e soluzioni
Confermando (come d’altra parte racconta l’insistenza dell’esecutivo sulla legittima difesa) che per il governo Salvini Di Maio, le cose contano più delle persone
E gli italiani vengono sì per primi, ma solo se sono ricchi.

Elena Comelli

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