Quanto vorrei quel permesso per parcheggiare, ti prendi anche la mia disabilità?

Quanto vorrei quel permesso per parcheggiare, ti prendi anche la mia disabilità?

Ho visto la finale di Beatrice Vio, fantastica in ogni sua reazione, in ogni sua modalità di vita, ma soprattutto nella sua esultanza quando ha vinto da sola e in squadra.
Ho visto anche quante persone sono state sui social ad applaudirla, così come stanno trovando spazio i nostri ragazzi che parteciperanno ai mondiali di para calcio, le nostre donne che parteciperanno ai mondiali di calcio femminile.
C’è poco da dire, che vita stupenda “la vita è una figata”.

Finalmente grazie a loro si aprono nuovi orizzonti, dove il protagonismo perde mentre la voglia di vincere con se stessi è in primo piano, il desiderio di essere primi superando ostacoli che nessuno può immaginare, dai pregiudizi di genere alla non inclusione, dalla non fiducia alla gestione delle apparenze.
Tutte le vittorie passano dall’aver abbattuto anche questi ostacoli, solo questo ti può portare a essere primi nel Mondo.

Io sono strafelice per quanto sta accadendo, è una sorta di rivincita nei confronti del proprio io verso gli altri.

Poi però passano i giorni e i mesi. Mentre le imprese rimangono un ricordo bellissimo ci si dimentica non tanto delle persone che hanno vinto quanto delle persone con disabilità, che torneranno a essere invisibili fino al prossimo eccezionale evento.

Io sono disabile, ho una patologia rara:  l’acondroplasia.
Una forma di nanismo che colpisce solo gli arti, braccia e gambe che crescono notevolmente meno rispetto al resto del corpo.
Sia chiaro però, non per questo io non vivo in questo mondo.
Per me la vita è una figata, ho imparato a gestire da cinque anni la problematica del non inclusione, delle offese, dei movimenti inconsulti espliciti nel guardare la mia fisionomia.
Sono arrivato anche al punto del non ritorno, ma con amici e colleghi meravigliosi e un periodo di psicoterapia, sono ora in grado di gestire le mie emozioni, le delusioni e qualche volta la mia infelicità ma soprattutto i pregiudizi del mondo circostante. Ora non vorrei smettere di vivere, anzi vorrei essere un highlander per vedere come l’uomo potrà interagire con la diversità.
Io non mi sento diverso, io sono uomo. Certo con un abito più corto ma essenzialmente uomo.

Ora smetto di parlare di me stesso, altrimenti divento prolisso e noioso, e chiarisco subito un punto: le difficoltà non solo soltanto etiche o morali, ma sono anche fisiche.
Le difficoltà fisiche per noi non normo dotati sono all’ordine del giorno.
In questo mondo si parla molto di barriere architettoniche, ma grandi architetti fanno studi per l’accessibilità non ci si rende conto che il mondo non è fatto a nostra misura, ma in misura degli altri.
Noi siamo considerati addirittura privilegiati, possiamo andare sulle preferenziali, parcheggiare dove vogliamo (sempre tenendo conto del codice della strada), abbiamo agevolazioni sull’acquisto automobile, non paghiamo il bollo
Certo, tutto vero.

Rimango però perplesso quando tento questa frase “Quanto vorrei quel permesso per parcheggiare” alla quale non posso che controbattere con una domanda “ti prendi anche la mia disabilità?”.

Perché devo scriverlo, sono stanco di sentire dire che siamo privilegiati. Ci sono state date queste opportunità ma queste sono un supporto per la mancanze di strutture adeguate.
Ho letto su un articolo di Repubblica che Milano è una delle migliori città nel campo dell’abbattimento delle barriere architettoniche. Io sono Milanese e, pur essendo felice di questo primato, credo che ci siano molte cose da sistemare, da segnalare e da seguire.

Faccio un esempio banale.
Se non ci sono i fondi per coprire una buca, chi per muoversi necessita di una carrozzina non potrà passare e per le persone non normo dotate aumenta il rischio di caduta. Attenzione non lo chiede un disabile, ma la società intera.  Oltretutto le buche possono essere pericolose anche per chi non ha problemi motori, come e soprattutto per i ciclisti. Spesso in questo campo si dimentica anche la semplice prevenzione.

 Manca, secondo la mia opinione, la valutazione del rischio.
Cosa può succedere se non copro in modo corretto la buca? Perché se una persona cade può solo sbucciarsi un giocchio, ma potrebbe anche rimane paralizzata. E oltre al grave danno personale ed emotivo, quanto costa alla collettività e alla sanità il tutto?

Tornando alla frase scritta sopra, noi non siamo dei privilegiati ma con i nostri occhi vediamo le problematiche che nessun altro può vedere, perché ci viviamo e siamo costretti ad adattarci. Chiaramente noi siamo l’unica fonte di richiesta di abolizione di queste barriere, provate a chiudere gli occhi per un attimo, immaginate una mamma che deve portare il figlio a scuola con la carrozzina usando la metropolitana. Una fatica enorme nel salire le scale, e la mamma non è disabile. Oppure provate a camminare sul marciapiedi a occhi chiusi, tra le inciviltà dei padroni dei cani, le macchine posteggiate, moto e bici. Dove non esiste il controllo delle autorità esistono questi fenomeni di inciviltà in cui sembra che tutto sia dovuto e che le norme di civiltà non valgano più.

Si parla di mancanza di risorse per sistemare tutto ma quando apro il giornale leggo che per il ponte sullo stretto di Messina sono già stati spesi più di 300 milioni.
Quanti mezzi pubblici e marciapiedi avremmo sistemato con questi soldi, quanti ascensori e quanti adattamenti alle nostre metropolitane, e quanta gente non si troverebbe nelle condizioni di prendere l’automobile se i mezzi pubblici fossero di facile accesso?

Lo ribadisco ancora, tutti i cittadini beneficerebbero tali interventi, non solo i portatori da handicap, o i non normo dotati o i “diversi”.
Il rischio deve essere valutato, quantificato e, se necessario, tolto facendo operazioni di “bonifica” a cui deve seguire il controllo. Qvolte ho visto rifare il manto stradale e non allineare lo scivolo, causando gravi disagi per le persone in carrozzina.

Essere disabile ti rende abile nel vedere un certo tipo di situazione.
Fino al 3 dicembre ci saranno le giornate della disabilità, riunioni, slide bellissime su cosa potremmo fare, statistiche, time reporting per definire i processi. Tutto fantastico ma ora è necessario smettere di lavorare sulla teoria intervenire sulla realtà con la politica delle Buone Pratiche.
Dobbiamo essere tutti complementari e non antagonisti per un mondo più accessibile, non per gli altri ma per noi stessi.

Come dice Bebe Vio, che la vita per lei, per me e spero per voi sia una figata

Leonardo Cardo

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