QUESTA VOLTA È DURA

QUESTA VOLTA È DURA
Questa volta è dura perché fuori c’è un’aria di primavera che ti fa venir voglia di aria aperta, di birre all’aperto, di risate e di chiacchiere fino a tardi.
Questa volta è dura perché il pane fatto in casa e le cantate sui balconi non servono più, ammesso che siano servite un anno fa.
Questa volta è dura perché c’è chi non lavora da troppo tempo e c’è chi lavora per troppo tempo.
Questa volta è dura perché, all’improvviso, il destino di chi rischia di perdere la casa o di perdere il lavoro sembrano poco interessanti.
Questa volta è dura perché il dibattito mediatico su sottosegretari, su Barbara D’Urso e il suo programma e sulle (ennesime) fibrillazioni all’interno del PD è quanto di più lontano ci sia da un paese che sta tornando alla chiusura.
Questa volta è dura perché dai palazzi della politica arriva silenzio.
Questa volta è dura perché, piaccia o non piaccia, la comunicazione non serve solo a chi la fa, ma anche a chi la riceve.
Questa volta è dura perché c’è aria di restaurazione, di non aver tempo per le piccole cose della quotidianità e si percepisce, netto come non mai, che le priorità stanno altrove, lontano dalle piccole e grandi sofferenze di ognuno di noi.
Questa volta è dura. E la pagheremo cara, perché a uscirne bene sarà solo chi grida più forte mentre approfitta del silenzio dei palazzi per fare l’esatto contrario
Elena Comelli

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