RAGAZZI NEL VUOTO DI SAN SIRO

RAGAZZI NEL VUOTO DI SAN SIRO
Non conosco personalmente il rapper Neima Ezza, ma conosco personalmente tanti ragazzi che come lui sono cresciuti nel quartiere San Siro e in particolare nel famigerato “quadrilatero” delle case Aler, da sempre abbandonate a loro stesse.
Non fatico a capire come mai ben 300 di loro siano accorsi alla chiamata del giovane artista che li ha convocati per registrare il suo nuovo video: da un anno a questa parte di questi giovani non si interessa veramente nessuno, li abbiamo lasciati nel vuoto desolante di una società lasciata in sospeso dal Covid, senza un minimo di certezza su scuola, lavoro, socialità, sport.
Un vuoto che inevitabilmente rimbomba in quello spazio interiore tanto affascinante quanto spaventoso che è l’adolescenza e che, se per tutti è difficile, lo è a maggior ragione per chi già prima della pandemia viveva tra il degrado e la delinquenza che sono figlie del disinteresse politico.
In particolare di quella parte che oggi spende sociologia da due soldi per spiegarci come mai l’integrazione non funziona (per questi personaggi è tutta colpa di Beppe Sala, ovviamente…), invece che fare la cosa più giusta: chiedere scusa a questi ragazzi abbandonati a loro stessi e vergognarsi un pochino del fatto che l’unica opportunità a loro offerta sia la chiamata di Neima Ezza.
Almeno lui li ha presi in considerazione. Noi (adulti, politici, classe dirigente) invece no. Parliamo di questo, senza vergognose speculazioni politiche e ancora più fastidiose colpevolizzazioni di questi ragazzi, che proprio non si meritano di essere strumentalizzati dai soliti tromboni, più vecchi dentro di quanto lo siano (e lo sono anche io) dal punto di vista anagrafico.
Ovviamente non si possono approvare gli atti di violenza nei confronti della polizia intervenuta per disperdere l’assembramento, ma nemmeno si può ignorare la drammatica assenza di proposte alternative per questi ragazzi, della quale la politica è certamente colpevole. Essendo il consigliere del centrosinistra che nelle ultime elezioni ha preso più voti nella zona, mi devo assumere la mia parte di responsabilità: oggi nel Municipio 7 siamo all’opposizione, ma il problema di questi quartieri sussiste da molti anni e non possiamo esimerci dal trovare delle risposte.
Lorenzo Zacchetti

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