RALLENTARE GLI SGOMBERI, TORNARE A COSTRUIRE CASE POPOLARI

RALLENTARE GLI SGOMBERI, TORNARE A COSTRUIRE CASE POPOLARI

Il Corriere Milano svela oggi che l’assessore alle Politiche sociali Gabriele Rabaiotti ha scritto alla Prefettura per segnalare come il Comune dia passato in 5 anni da 1722 case popolari occupate alle attuale 723 e che quindi si possono rallentare sgomberi e dedicarsi a studiare caso per caso, fragilità e contesti. Bene. Anche perché si parla da anni praticamente solo di case occupate che di quanti non abbiamo una casa (sono più di 24.000 le richieste d’alloggi dell’ultima graduatoria) e di quella che è e sarà la questione centrale della città: l’abitare, il diritto ad abitare e non la selezione per censo.
L’articolo del Corriere Milano
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«Chiedo che vengano rallentate le attività di sgombero dalle nostre proprietà». La mattina di quasi due mesi fa, Fu dicembre 2019, la lettera inviata dal Comune viene recapitata in prefettura. Una pagina firmata dall’assessore alle Politiche sociali e abitative, Gabriele Rabaiotti, che certifica un passaggio decisivo nella gestione delle 29 mila case popolari di Palazzo Marino (affidate a Metropolitana milanese dalla fine del 2014). «Come sa spiega l’assessore al prefetto dopo un’intensa attività di controllo e liberazione di alloggi, siamo passati dalle 1.722 occupazioni abusive del 2015 alle circa 800 attuali» (in realtà il dato più aggiornato, citato da alcuni consiglieri comunali in aula a Palazzo Marino la scorsa settimana, è di 723 occupazioni). La lettera, in qualche modo, chiude una stagione: il Comune ritiene di aver raggiunto il suo obiettivo sulla sicurezza nelle case popolari, chiede di ridurre la «pressione» sui propri alloggi e suggerisce di «concedere» all’Aler una parte degli sgomberi programmati fino a quel momento riservati al Comune. «Lasceremmo maggior possibilità di intervento sulle proprietà Aler». In passato ogni settimana venivano programmati 5 sgomberi di occupazioni consolidate (da anni o da mesi) con l’utilizzo della «forza pubblica» (un’attività diversa dagli interventi su occupazioni in flagranza). Di quei cinque sgomberi, tre erano riservati a case Aler, due a case Mm. La prefettura ha girato la lettera del Comune alla questura, che oggi programma gli interventi, e così oggi quattro sgomberi avvengono in case Aler, uno in proprietà del Comune (un sesto sgombero settimanale continua a essere in alternanza). Palazzo Marino spiega: «Siamo ormai giunti a una presenza rilevante di occupantì senza titolo in situazione di estrema fragilità sociale». E dunque chiede di rallentare l’attività «al fine di non incorrere nel rischio di sgomberare nuclei in stato di grave disagio». Secondo la informazioni raccolte dal Corriere, Comune e Regione starebbero ragionando da tempo sull’ipotesi di una forma di regolarizzazione per famiglie che occupano gli alloggi abusivamente e che vivono, appunto, in condizioni di «grave disagio sociale», un provvedimento che uer ora nessuno vuole chiamare «sanatoria». Anche sulle occupazioni ancora consolidate nelle case Mm bisognerà però avere ulteriori certezze: «Stiamo avviando un approfondimento sulle singole situazioni attraverso tutte le fonti di cui disponiamo scrive il Comune si tratta però di un lavoro lungo e delicato, non è detto infatti che le informazioni “istituzionali” di cui disponiamo siano in grado di descrivere correttamente lo stato reale della situazione delle famiglie». Per questo Palazzo Marino chiede alla prefettura anche un aiuto per accertamenti più efficaci, e cioè «l’eventuale disponibilità delle forze dell’ordine, in particolare della Guardia di finanza, a fornire informazioni integrative qualora ne avessimo bisogno».

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