REDO, Reinventing Cities Milan e Cohabitat, la nuova edilizia residenziale

REDO, Reinventing Cities Milan e Cohabitat, la nuova edilizia residenziale

La scorsa amministrazione comunale, battuta la destra e dovendo affrontare il governo della città, ha individuato il primo grande impegno nella necessaria riforma del piano di governo del territorio (PGT), approvato pochi mesi prima dalla Giunta della Sindaca Moratti. Nella complessità dei temi del governo della città, la questione dell’edilizia residenziale sociale è stata in quell’occasione un campo importante di discussione e sperimentazione. Emergevano in quel momento due elementi apparentemente diversi: il bisogno casa come questione ineludibile e un mercato immobiliare che fuori dai “fuochi” della vorticosa trasformazione urbana poteva assorbire solo una domanda edilizia a basso costo e quindi edilizia sociale. La scelta politica intrapresa e inserita nel PGT fu di considerare l’edilizia residenziale sociale come un fatto connaturato alla città e quindi da prevedere in ogni trasformazione urbana di dimensioni importanti. Si ritenne inoltre essenziale dimostrare una nuova attenzione alla residenza sociale pubblica, che portò alla separazione del patrimonio abitativo dalla gestione regionale ALER perchè fosse affidato a MM, che si dovette necessariamente inventare un nuovo ruolo da integrare alle proprie attività aziendali.
In questo quadro e con un maggiore riconoscimento, sono cresciute le iniziative degli attori che tradizionalmente producono edilizia sociale, come il mondo cooperativo e alcune iniziative dal basso di cittadini che hanno scelto di autoprodurre la propria casa dando luogo al fenomeno dei cohousing, ma soprattutto stiamo assistendo alla crescita e protagonismo di grandi attori che nella città stanno promuovendo nuovi quartieri di edilizia sociale, con investimenti rilevanti e una complessità delle forme di investimento mai vista precedentemente.
Proprio in questi giorni tre grandi interventi stanno raccogliendo l’attenzione della città e sono interessanti da comprendere: il quartiere denominato REDO nella zona di Rogoredo/Merezzate, anche se oramai si utilizza il nome inventato di Santa Giulia, un quartiere in corso di edificazione che realizzerà oltre 600 alloggi di edilizia residenziale sociale e servizi, di cui circa 150 in affitto a canone convenzionato; “Reinventing Cities Milan” un bando internazionale per il recupero di aree o edifici in stato di degrado e per il quale sono stati individuati alcuni luoghi tra cui lo scalo di Greco, il progetto vincitore prevede un quartiere di edilizia sociale per 400 alloggi, studentato, attività produttive e servizi; la terza iniziativa di rilievo è Cohabitat Lambrate, circa 11.000 metri quadrati di edifici sociali.
Per realizzare questi interventi sono state prodotte nuove aggregazioni tra attori, di cui solo alcuni in passato si sono occupati di edilizia sociale, ma l’aumento delle dimensioni degli interventi sembra imporre la creazione di nuove compagini. Per REDO è stata formata una partnership pubblico privata “costituita” attorno al Fondo Immobiliare Lombardia, che si definisce il primo fondo immobiliare etico italiano dedicato allo sviluppo di progetti di Housing Sociale e che raccoglie attori come Cassa Depositi e Prestiti, Fondazione Cariplo, Intesa San Paolo, Unicredit, Cassa geometri, Generali, Banco BPM, Telecom, Regione Lombardia e ALER, mentre l’area è stata messa a disposizione gratuitamente dal Comune di Milano in diritto di superficie per 99 anni. Il gestore del fondo è Investire SGR e il soggetto investitore è CdP Investimenti SGR che è società di gestione del risparmio; l’advisor tecnico-sociale è Fondazione Housing Sociale e la gestione sociale è affidata a Delta Ecopolis. Per attivare il progetto per Greco ritroviamo sempre il Fondo Immobiliare Lombardia con Investire SGR insieme a Fondazione Housing Sociale (FHS) e altri già presenti in REDO. Per l’iniziativa Cohabitat, in corso di completamento e presentato nei giorni scorsi, interessante l’aggregazione tra il Consorzio Cooperative Lavoratori e Delta Ecopolis.
L’edilizia residenziale sociale, attraverso queste iniziative, sembra trovare una rinnovata vitalità e forme di produzione che meritano attenzione. Sarebbe interessante se, nelle iniziative di maggiore dimensione e con maggiori risorse a disposizione, fosse possibile includere anche gli abitanti come parte attiva del progetto e del processo e prevedere forme di partecipazione che aprano alla possibilità di integrare nei grandi progetti di sviluppo anche forme indipendenti e autorganizzate di gruppi di cittadini e professionisti che aspirano a realizzare dal basso ma non in modo improvvisato spazi di vita e lavoro come cohousing, coliving, coworking, incubatori d’impresa e altre forme di sperimentazione in grado di innestare maggiore vitalità e attenzione ai nuovi bisogni in un mercato ormai consolidato. Da cittadini gestiti a cittadini gestori.

Gianni Dapri

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