Referendum, tra affluenza e percezione

Referendum, tra affluenza e percezione

Il voto elettronico lombardo sembra essere meno efficiente del voto per posta austriaco.
Ma non è questa la notizia; o meglio, anche se per alcuni quotidiani la notizia è questa, l’esito politico del voto lombardo di ieri non è questo.

Maroni, sapendo che la Lombardia non è il Veneto, si era prefissato una soglia di successo bassa, molto bassa, fissando il suo personale quorum al 34%, poco più di 1/3 degli aventi diritto. Una dichiarazione che, da sola, sarebbe bastata a togliere credibilità alla consultazione referendaria.
Ma questa soglia, a livello mediatico, è passata e il risultato è che Maroni non ha perso, Non ha perso perchè la soglia del 34% è stata raggiunta.
E non ha perso perchè si è appropriato, quasi senza disturbo, del tema dell’autonomia, spostandolo dal piano valoriale della maggior vicinanza delle istituzioni ai cittadini a quello, più becero, del “prima il Nord”.

Ora, con i dati definitivi resi da poco pubblici, possiamo fare qualche valutazione. Il dato che salta all’occhio è la bassissima affluenza a Milano e, in generale, la forbice dell’affluenza tra capoluoghi e provincia.
Così, se Bergamo è la provincia che fa registrare percentuali di affluenza quasi “venete” con il 47%, a Bergamo città l’affluenza era di poco sopra il 35%; insomma, nessun effetto Gori (come ha urlato qualcuno additando – se con colpa o con ammirazione non sta a noi dirlo – il sindaco candidato governatore) ma, più verosimilmente, un effetto Lega Nord.

Non si può quindi che prendere, nuovamente, atto del fatto che Milano non è la Lombardia e, in generale, le città capoluogo sono sempre più lontane dalla provincia; forse perchè è nei territori lontani dalle città metropolitane che più si patisce la crisi economica e della politica; in provincia le istituzioni sono lontane, i tagli ai servizi si sentono di più e, spesso, le amministrazioni locali, civiche più che partitiche, sono lasciate sole a dare risposte ai cittadini.
Forse la maggior affluenza e domanda di autonomia nasce da lì. Forse, o forse no.
Quel che è certo è che la distanza tra centro e periferia della regione continua a esserci e a crescere e, guardando alle elezioni della prossima primavera, il centrosinistra non può che partire da qui.

 

Elena Comelli

Ti potrebbero interessare