Regie per l’urbanistica di una Milano in trasformazione

Regie per l’urbanistica di una Milano in trasformazione

I temi che costantemente vengono ribaditi per tracciare una nuova fase di sviluppo della regione metropolitana milanese – fase di sviluppo resa ancora più necessaria dopo la recessione socio-economica prodotta dalla pandemia -, si possono così delineare:
– la transizione ecologica, dove Milano si porrebbe a guida della “rivoluzione verde” del nostro paese;
– la consapevolezza e la necessità di colmare i divari sociali operando territorialmente con riequilibri tra “aree a maggiore propulsione” e “aree a bassa rigenerazione”, anche attraverso politiche per il diritto alla casa;
– la transizione digitale che promette forme di facilitazione dei rapporti, ma contemporaneamente apre il tema del lavoro ‘a distanza’ (leggasi a domicilio), della formazione delle reti e la loro produzione di informazioni, quindi del loro governo e utilizzo.
In questo gruppo di temi, il ruolo dei territori è diventato sempre più centrale nell’agenda della politica italiana e della riflessione urbanistica.
In questa fase storica in cui si sono venute sommando questioni epocali come i nuovi assetti mondiali, le grandi migrazioni e la pandemia, sembrano ancora abbastanza incerti la formazione di strette relazioni e saldi legami tra i temi da affrontare, le ingenti risorse europee del PNRR – destinate a riparare i danni economici e sociali causati dall’emergenza sanitaria da coronavirus – con programmi e progetti attuativi. Un’incertezza che spinge le Amministrazioni locali a mettere sotto pressione i diversi Uffici pubblici perché producano progetti, anche recuperati dagli archivi e cassetti, poco o molto maturi e nuove proposte che comprendano i nuovi lessici ricorrenti nei documenti del “Next generation EU”.
Nel nuovo millennio, dopo la pandemia che ha travolto le nostre esistenze, sembra improvvido lasciare il peso della ricostruzione del Paese ad una struttura amministrativa pubblica – politica e tecnica – formata nel secolo precedente, in un mondo molto diverso dall’attuale. Questo deve spingere a sperimentare nuove forme di governo dello stato delle cose; forme di governo che distinguendo tra governo e governance permettano da una parte, di raccogliere e coordinare temi e questioni, anche trasversalmente alla tradizionale definizione degli assessorati, producendo un effetto coordinato di politiche, azioni e attivazioni di pratiche.
Sperimentare forme di regia pubblica che permettano di collazionare questioni coerenti e fare dialogare mondi diversi, così da giungere in maniera più consapevole alla decisione amministrativa e produrre azioni di governo con effetti reali potenziati, maggiori della somma di azione scoordinate seppur giuste.
In questo quadro, i cittadini possono svolgere un ruolo determinante che, fuori da spericolati assemblearismi, possano diventare soggetti attivi e non solo semplici beneficiari di servizi, ma ideatori, promotori e partecipatori del processo di governance dei progetti stessi.
Se un mondo nuovo è da costruire anche gli strumenti devono essere adeguati ed intelligenti a governare la complessità.

Gianni Dapri

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