REINVENTARE LA CITTA’, QUALI PROGETTI STRATEGICI

REINVENTARE LA CITTA’, QUALI PROGETTI STRATEGICI

Pochi giorni orsono è stata presentata la seconda edizione di Reinventing Cities e sono state presentate le aree e i complessi immobiliari che vanno a comporre il bando internazionale per trasformare siti inutilizzati o in stato di degrado in luoghi di rigenerazione ambientale nelle città.
L’iniziativa è promossa da C40 Cities, accordo tra 94 delle maggiori città mondiali con l’obbiettivo di promuovere un nuovo corso ambientale per gli agglomerati urbani: “Creato e guidato dalle città, C40 si concentra sulla lotta ai cambiamenti climatici e sulla promozione dell’azione urbana che riduce le emissioni di gas a effetto serra e i rischi climatici, aumentando nel contempo la salute, il benessere e le opportunità economiche dei cittadini urbani.” In questa nuova edizione, C40 promuove 25 nuovi siti da reinventare in 9 città del network: Città del Capo, Chicago, Dubai, Madrid, Milano, Montreal, Reykjavik, Roma e Singapore.
Attraverso questo concorso, le città partecipanti invitano team multidisciplinari di architetti, pianificatori, sviluppatori, imprenditori, ambientalisti, start-up, collettivi di quartiere, innovatori e artisti per presentare proposte che offrano rigenerazione urbana carbon neutral e resiliente e che possano servire come esperienze e casi studio di riferimento per le metropoli del futuro.
Questo modello di promozione di trasformazioni urbane localizzate presenta aspetti interessanti, in grado di coniugare componenti che la pianificazione urbanistica tradizionale non è in grado di interpretare: un primo è la possibilità di valutare un progetto di trasformazione localizzato, reale, misurabile in relazione e competizione tra diversi, così da poterne comprendere gli effetti preliminarmente, pesandolo anche dalla capacità di coinvolgimento del maggior numero di attori; un secondo aspetto risiede nello sperimentare la forza delle trasformazioni indotte da un progetto sul contesto circostante e quanto l’effetto atteso possa essere vasto e positivo in relazione alla qualità del progetto stesso; un terzo aspetto risiede nella fattibilità concreta e programmabile della trasformazione. Insomma un’urbanistica del progetto.
Le aree e complessi immobiliari che comporranno le risorse messe a disposizione da parte di Comune, FS Sistemi Urbani e FNM per il bando a Milano sono: piazzale Loreto, il nodo di interscambio Bovisa, lo scalo ferroviario di Lambrate, aree in via Monti Sabini e a Crescenzago, la zona dell’ex Macello e quella delle Palazzine Liberty.
Le aree saranno cedute ai progetti vincitori in diritto di superficie, mentre per l’edificio comunale a Loreto, le aree di via Monti Sabini e dello scalo ferroviario di Lambrate saranno venduti misurando l’alienazione con la migliore qualità progettuale e con le soluzioni di qualità ambientale e sociale più avanzate.
Il bando per l’assegnazione sembra un poco scarno riguardo gli obbiettivi di rigenerazione del disegno urbano e della qualità complessiva dei brani di città interessati dalla trasformazione. L’interesse ambientale è obbiettivo minimo e oramai deve essere connaturato ad ogni nuova edificazione. Con questo sguardo, sorge soprattutto un dubbio che riguarda l’area ex macello e palazzine liberty di viale Molise, che sono state messe all’asta separatamente. Il bando infatti le prevede due ambiti divisi e quindi si produrranno due progetti, quando invece storicamente, morfologicamente e funzionalmente sono complessi edilizi integrati, inscindibili a meno di generare un danno di impianto urbano. Non da ultimo, SinistraxMilano da tempo conduce una battaglia per il loro restauro e perché una delle grandi palazzine liberty venga restituita alla città come Centro Civico, con funzioni pregiate, anche a supporto dei quartieri Molise Calvairate Ponti.
Ciambelle e buchi…
Gianni Dapri

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