Respiro, dunque sono.

Respiro, dunque sono.

Respiro, dunque sono. Respiro male, dunque sono malato.
In effetti, è così: soffro di asma bronchiale di origine allergica sin da quando ero bambino.

Col tempo, ho imparato a conviverci, sapendo che nei periodi di fioritura delle piante che mi sono nemiche, le graminacee, sto assai poco bene. Col passare degli anni, tuttavia, a quei periodi si sono affiancati tutti quelli in cui i livelli di inquinamento della nostra città si fanno insostenibili, come in questi giorni, e io mi ritrovo a respirare male in ogni momento della giornata, quasi lo smog mi costringesse a fare costantemente i conti con i limiti del mio apparato respiratorio, amplificandone ed esaltandone i difetti.

La stessa cosa accade a migliaia di persone come me, molte delle quali, sempre di più, sono bambini, per definizione i più esposti a qualsiasi cosa negativa.

Adesso basta. È ora che chi amministra questa città lavori per ovviare a uno stato di cose inaccettabile. Che si intraprenda una campagna di azioni concrete e radicali per fare dell’aria di Milano – dell’aria in generale – un bene Comune. Perché è incomprensibile – per fare un solo esempio – che, pur di non rinunciare alla possibilità di accompagnare in auto il figlio sin davanti al cancello della scuola, ogni mattina, un genitore lo esponga a un rischio sempre maggiore di malattie respiratorie (e non solo): versione nostrana delle famiglie che negli Stati Uniti accettano il rischio di piangere un figlio ucciso all’interno di un’aula scolastica, o al parco, se questo è il prezzo per conservare il diritto di portare armi e di usarle.

Ecco. Respiro (male) e quindi dico: adesso basta.

 

 

Stefano Simonetta

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