SALA: IL DASPO? CON LE PAROLE SERVONO I FATTI

SALA: IL DASPO? CON LE PAROLE SERVONO I FATTI

L’intervista di ieri a la Repubblica Milano dove il sindaco dice: “Mi sentirei a disagio a dire che è un tema non di destra ma di tutti e poi a non essere conseguente. Le divisioni interne? Un caso in tre anni direi che ci può stare” L’intervista è di Alessandra Corica
«Trovo naturale che ci siano diverse sensibilità. È importante che si voti uniti, ma mi pare che abbiamo avuto un caso del genere in tre anni e ci sta anche. Si va a colpire un certo tipo di sensibilità in presenza anche di molte strumentalizzazioni da questo punto di vista». Parola di Beppe Sala che non drammatizza la spaccatura della sua maggioranza in Consiglio comunale avvenuta venerdì, quando è stato votato il provvedimento sul Daspo urbano varato dalla giunta e poi passato all’esame dell’aula. «Il mio principio è uno solo: io cerco di usare le parole ma anche di fare i fatti. Mi sentirei a disagio a dire che la sicurezza non è solo un tema di destra ma di tutti, e poi a non essere conseguente».
La giunta, applicando quanto previsto dal 2017 dal decreto Minniti, ha stilato una sorta di “mappa” delle zone nelle quali, a seguito di condotte che disturbano i cittadini (parcheggiatori e venditori abusivi, ubriachi molesti, borseggiatori), la polizia locale può emettere un ordine di allontanamento di 48 ore (accompagnato da una sanzione che va dai 100 ai 300 euro, raddoppiata in caso di violazione dell’ordine). Che, in caso di condotte reiterate, può essere trasformato in Daspo urbano (per massimo 12 mesi) da parte del Questore. La delibera ha causato molti mal di pancia all’interno del centrosinistra milanese: il gruppo consiliare di Milano Progressista, che pur sostiene la giunta Sala, alla fine venerdì sera ha deciso di votare contro il provvedimento in Consiglio comunale — «In questo periodo in cui la sfiducia prevale sulla fiducia, noi diciamo no al cattivismo», ha spiegato la capogruppo Anita Pirovano — e anche lo stesso Pd non è riuscito a mantenersi compatto. Vista la decisione del dem Carlo Monguzzi, alla fine, di astenersi: «Avremmo dovuto ascoltare le associazioni e fermarci a riflettere di più». Insomma, un travaglio netto. Sottolineato dal centrodestra — «È stata una carnevalata», ha detto il leghista Alessandro Morelli; «Una seduta di psicoanalisi del centrosinistra», ha rincarato il forzista Fabrizio De Pasquale — ma di fronte al quale il sindaco non mostra grosse preoccupazioni. «Io chiedo a chi sta dalla mia parte di condividere le linee principali, anche perché senza il supporto del Consiglio comunale la giunta può, fare poco — riflette Sala — . Ribadisco il mio punto di vista: il Daspo come è oggi non serve e lo dicono anche i numeri. Proviamo questa via, non è un simpatico tentativo ma serio: nessuno ha la bacchetta magica, ma ci vogliamo provare».

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