Saluti da Bari, si fa per dire

Saluti da Bari, si fa per dire

Mi ripeto da un anno. L’esito delle elezioni del 4 marzo 2018 era stato molto chiaro: i cittadini italiani volevano che fosse il centrodestra a governare il Paese. Scelta chiara, legittima, anche se a me non particolarmente gradita, ma questo è un dettaglio insignificante. Solo un sistema elettorale istituzionalmente scombiccherato e politicamente suicida ha potuto generare un assurdo come l’attuale governo. Dopo di allora in ben cinque regioni l’elettorato ha ripetuto, con sempre maggiore evidenza, la sua scelta per il centrodestra, pur nelle differenze tra voto amministrativo e voto politico. Lo ha fatto anche domenica, in Sardegna, con questi numeri di confronto tra Regionali 2019 e Politiche 2018:
– il centrodestra ha guadagnato 94mila voti, passando da 269mila, pari 31,05%, a 363mila, ossia 47,81%
– il centrosinistra, presentatosi unito, ha contato 70mila voti in più rispetto alla somma di coalizione PD e LeU del 2018, passando da 180mila (20,80%) a 250mila (32,93%)
– il Movimento 5 Stelle è passato da 369mila voti, ossia il 42,49%, a 85mila, pari a 11,18%, perdendo 284mila voti: per intenderci è come se in un anno avesse perso l’intero corpo elettorale della città di Bari, di cui vi spedisco l’allegata cartolina.
Passando ai voti di lista: i partiti dell’attuale governo Salvini, Lega e Movimento 5 Stelle, nel 2018 avevano ricevuto in tutto il 53,73% dei consensi. Oggi la somma percentuale dei loro voti è pari al 21,07%.

Filippo Del Corno

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