Rider, più diritti per chi lavora in strada

Rider, più diritti per chi lavora in strada

Ieri davanti a Palazzo Marino con la rete Deliverance Milano e domani in sciopero e con azioni di protesta promosse dalla FILT CGIL Milano Lombardia. Sia autorganizzati con il sostegno dei sindacati di base oppure con la Filt che ha iniziato da qualche tempo a occuparsi della questione, la protesta dei cottimisti del pedale del “pronto cibo a casa” ritorna a chiedere diritti. L’ultima notizia, d’altronde è quella di un fattorino, in motorino, che ha perso la gamba in un incidente stradale a Milano una settimana fa.
“Consegnare cibo è un lavoro basta col cottimo, siano riconosciuti diritti come ferie e malattia”, chiedeva ieri il collettivo Deliverance che ha incontrato l’assessore Cristina Tajani ottenendo solidarietà e interessamento: “Il Comune può fare da mediatore con gli operatori del settore e intervenire per la sicurezza stradale e per controlli igienico-sanitari”.
Anche perché qui “non stiamo parlando di buche nelle strade ma di buchi nei diritti – ricorda Luca Stanzione della Filt, intervistato da Giampiero Rossi sul Corriere – nel mondo esistono molte sentenze e norme che riconoscono il lavoro subordinato di queste categorie”. Bisogna portare le aziende a un tavolo e lavorare a un regolamento che fermi la concorrenza selvaggia sulla pelle di chi consegna.
La maggioranza delle piattaforme coinvolte non risponde e spesso si limita a identificare chi sciopera e a “sloggarlo”: niente più consegne e perdita del “ranking” di merito che governa i miglioramenti di reddito e chiamata per il fattorino. Il ranking ovviamente diminuisce se si è malati come afferma, sempre sul Corriere ad Elisabetta Andreis, un rider di 45 anni, più di 50 km al giorno, weekend compresi, che ha il terrore di ammalarsi e perdere punteggio.
Il settore è in grande espansione, l’anno scorso +37% per circa 2 miliardi di euro di valore in Italia, con Milano a fare la parte delle leone, e più di 5.000 fattorini. Sono stime perché molte aziende i numeri non li danno. Ma non tutti sono così. E lo racconta proprio, con tutta la solidarietà per i suoi colleghi, il giovane che ha subito l’amputazione pochi giorni fa, Francesco Iennaco, lui un contratto ce l’ha, con lo stipendio e l’INAIL che gli permette di essere meno solo e più garantito nella tragedia. È dipendente del locale per cui gestisce ordini e consegne per Just Eat. E la sua storia è purtroppo esemplare. Senza tutele non c’è lavoro e non ci dovrebbe essere nemmeno il servizio.

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