SCUOLE, LA RINCORSA DEL PROVVEDITORATO

SCUOLE, LA RINCORSA DEL PROVVEDITORATO

12 SETTEMBRE SI TORNA A SCUOLA, IL SUPER LAVORO AL PROVVEDITORATO
Informazioni e dichiarazioni del Provveditore agli studi, tratte da articoli de Milano – Il Giorno
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Si lavora senza sosta nel quartier generale dell’ufficio scolastico provinciale, in via Soderini: c’è un anno tutto da avviare. E c’è chi è stato richiamato in anticipo dalle ferie e chi le ha proprio bypassate per riuscire a gestire le operazioni. Il personale oltre a mancare nelle aule è sottodimensionato anche alla regia. Solo per le primarie sono stati convocati 471 insegnanti, di questi 429 hanno firmato il contratto presentandosi all’appello. I restanti sono stati nominati d’ufficio. Quest’anno procedura doppia: oltre all’immissione in ruolo c’è stata la possibilità di richiedere il “riutilizzo” nell’istituto in cui si è stati impiegati l’anno prima per i docenti già di ruolo col diploma magistrale che hanno partecipato al concorso straordinario 2018. Il provveditore Yuri Coppi: “Per le primarie siamo coperti: il contingente prevedeva 603 posti, 471 sono stati assunti da procedure concorsuali e 132 verranno immessi in ruolo dalle graduatorie a esaurimento. Anche per l’infanzia i 165 posti a disposizione verranno assegnati. Non si può dire la stessa cosa per il sostegno, dove potremmo assumere ma mancano i candidati, e per alcune classi di concorso alle secondarie: matematica e fisica soprattutto. Dovremo restituire alcuni posti del contingente». Alle medie sono previste 141 assunzioni, 120 da concorso e 21 da graduatorie a esaurimento; alle superiori 300, 247 dai concorsi e 35 dalle graduatorie. La prossima settimana scatterà la conta delle cattedre ancora vuote: perché il fabbisogno reale è molto più alto. «Per il sostegno non abbiamo aspiranti in graduatoria e le certificazioni sono in costante aumento spiega il provveditore dovremmo avere bisogno di ottomila docenti anche per il 2019/2020».
In sospeso per la crisi di governo ci sono anche i concorsi della scuola. E c’è tutta una riflessione aperta sui trasferimenti verso altre regioni e sulle cattedre che restano scoperte a Milano. «Penso che la soluzione potrebbe essere quella di puntare sui giovani, dando loro più responsabilità, prevedendo concorsi per i neolaureati che hanno ancora tutto da costruire sottolinea il direttore dell’ufficio scolastico milanese la scuola italiana ha bisogno di energie nuove ed entusiasmo».

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