Scuole private: pari diritti, pari obblighi

Scuole private: pari diritti, pari obblighi

Il Presidente della Scuola Svizzera ha dichiarato al Corriere della Sera che una scuola privata non può mettersi “sulle spalle i problemi delle famiglie”.
Seguendo tale ragionamento, sembrerebbe, dunque, che siano solamente le scuole pubbliche a doversi fare carico dei “problemi delle famiglie”, locuzione decisamente ampia che sarebbe interessante sviscerare, per altro.

La nostra Costituzione è, però, molto chiara nell’affermare che le scuole private devono fornire “(…) ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.”.
L’affermazione del Presidente risulta non soltanto incredibile, ma anche contraria alla legge fondamentale dello Stato.
La normativa inerente la parità scolastica e il diritto allo studio e all’istruzione è contenuta nella Legge del 10 marzo 2000, n. 62, la quale dispone il riconoscimento della parità agli istituti privati a fronte di una serie di condizioni, tra cui il possesso di determinati requisiti obbligatori. In particolare, tra i requisiti elencati all’articolo 1, comma 4, alla lettera e), è previsto che l’istituto soggiace a “l’applicazione delle norme vigenti in materia di inserimento di studenti con handicap o in condizioni di svantaggio”.

Se per “problemi delle famiglie” di cui non vuole farsi carico, il Presidente intendeva, dunque, le disabilità fisiche e motorie, dobbiamo ricordargli che si tratta di una realtà sociale e di un obbligo normativo cui la scuola non può rifiutarsi di adeguarsi, salvo rinunciare alla parità e di conseguenza ai finanziamenti statali.
Andando oltre il dettato normativo, vorremmo anche ricordare al Presidente che guidare un istituto scolastico rappresenta un ruolo sociale importantissimo, e che non è limitato a svolgere un numero definito di ore di insegnamento.

Gli istituti scolastici non si limitano ad istruire, ma devono anche educare i giovani alla società e alla sua complessità.

 

Viola Nicodano

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