SILVIA TORNA, LA GIOIA AL CASORETTO

SILVIA TORNA, LA GIOIA AL CASORETTO

Alle 14 è prvisto il ritorno di Silvia Romano in Italia, per quell’ora sono tante le proposte di applausi e ricordi di pace dai balconi. Ieri lo hanno già fatto in Casoretto, la zona e la via della famiglia di Silvia, e Elisabetta Andreis lo ha raccontato stamattina sul Corriere Milano.
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La festa esplode spontanea a metà pomeriggio, in via Casoretto, dove Silvia Romano abitava. La notizia della liberazione è arrivata da poco. In bicicletta accorrono gli amici, i vicini di casa si affacciano ai balconi ad applaudire, qualcuno suona l’inno di Mameli. «Vogliamo solo riabbracciarla», gridano i ventenni dal marciapiede. «Abbiamo sempre avuto fiducia nello Stato», dice la mamma Francesca, mentre la notizia del rilascio dopo i8 mesi di sequestro fa il giro del mondo. a pagina 8 L’annuncio Felicità e commozione in tutta la città per la liberazione di Silvia Romano. Sopra, a sinistra il manifesto esposto a Palazzo Marino. A destra, gli abitanti del Casoretto festeggiano la notizia Primo piano’ I I ritorno casa Campane, canzoni e lacrime di gioia Da Casoretto a Malindi esplode la festa. Nel quartiere dove abita Silvia Romano. E in Africa i compagni esultano: «È la line di un incubo» notizia del rilascio a quasi dila liberazione via WhatsApp. sto un lungo applauso dai baldotto mesi dal sequestro fa il Lui richiama subito in video, coni in suo onore, alle 14 di di Elisabetta Andreis In via Casoretto a Milano, dove Silvia Romano abitava, a metà pomeriggio esplode la festa. La notizia della liberazione è arrivata da poco. In bicicletta accorrono gli amici, i vicini di casa si affacciano tutti ai balconi ad applaudire, qualcuno suona l’inno d’Italia. Si canta, si balla. «Vogliamo solo riabbracciarla!», esultano i ventenni dal marciapiede mentre sui social la giro del mondo. Nello stesso istante, a Chakama il villaggio vicino a Malindi dove è avvenuto il rapimento, nessuno sa ancora niente. Eppure anche lì c’è una compagnia di ragazzi che per un anno e mezzo ha aspettato. Uno in particolare: Ronald Kasungo, il keniota amico di Silvia e degli altri cooperanti internazionali, che era con la ragazza al momento del sequestro ed è stato bastonato per avere provato a salvarla. 11 Corriere gli annuncia con il wi-fi che va a singhiozzo. Piange: «Non ci posso credere, dov’è Silvia, dov’è?», chiede commosso. Fatica a crederci. «Il rapimento mi ha lasciato senz’anima, Silvia mi aiutava a studiare», dice con parole semplici, in un inglese stentato. Lui e gli altri faranno una festa, nel piccolo villaggio dove il coronavirus per ora non allontana gli uni dagli altri. In contemporanea Silvia arriverà a Roma, e poi a Milano.I Sentinelli hanno propooggi. La mamma Francesca e la sorella Giulia in tutto questo tempo non si sono mai stancate di tenere la linea: «Crediamo nello Stato e in quello che stanno facendo», dicevano ogni volta che qualcuno chiedeva notizie. Hanno avuto ragione. Emozionatissimo il padre Enzo: «Non ho mai perso la fiducia. Sono un egoista adesso, la felicità è talmente grossa che scoppia, non mi interessa di nessun altro, non voglio nient’altro, solo riabbracciare Silvia dopo un tempo infinito, ho contato i giorni, i secondi». E ancora: «Fino a che non la vedo non mi sembra ancora vero. Sono qui e non riesco a pensare a niente a dire niente. Lasciatemi respirare. Le parole verranno». Con il trascorrere dei minuti si accavallano le dichiarazioni di gioia, dal sindaco Beppe Sala («In un momento così difficile questa notizia è ancor più straordinaria»), al governatore lombardo Attilio Fontana, a Giuliano Pisapia. Qualcuno ricorda però che ai tempi, in mezzo a ondate di solidarietà e affetto, sui social c’era stato anche chi aveva dato dell’irresponsabile a Silvia e ai ragazzi che partono per i Paesi in via di sviluppo come volontari. Lei, 24 anni, laureata in Mediazione linguistica, voleva lavorare nella cooperazione internazionale. In Kenya si era trovata con tre coetanei italiani: stessa voglia di conoscere la gente del posto. «A Chackama ci sono una casa per i volontari, di mattoni, tutto il resto capanne, due bancarelle per comprare il cibo, un fiume meraviglioso dove portavamo i bambini a fare il bagno», raccontano i ragazzi, finalmente sollevati. Niente elettricità: «Ci illuminavamo con le candele e caricavamo gli apparecchi elettronici nella cava, facendoci aiutare dagli amici locali che sostenevamo nello studio. La sera, sul sentiero sterrato, giocavamo a cuscinate, prima di prepararci con loro la cena». I tre erano ripartiti da poco per l’Italia, quando Silvia è stata rapita. Era rimasta lì in attesa dei nuovi volontari che dovevano arrivare

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