SPERIMENTARE L’ABITARE SOCIALE

SPERIMENTARE L’ABITARE SOCIALE

Abitare sociale è una cultura che intende l’abitare come un atto diverso del solo risiedere. Un atto ricco e vario, che immagina la formazione di relazioni intense tra persone e tra queste e l’ambiente naturale, i processi economici e la produzione di culture. E’ un modo di stare nella città con un “piglio” protagonista e non subalterno, un modo di rivendicare l’essere attori del diritto alla città.
Una tra le esperienze più avanzate di questa cultura è rappresentata dal cohousing, una prassi che permette a persone diverse di coagularsi attorno a principi di microcomunità, provando a recuperare tradizioni di solidarismo e mutualismo. Una sperimentazione che innesca nuove modalità di vita fondate sulla condivisione delle pratiche sociali, di accudimento e affidamento, di accesso e autoproduzione virtuosi a beni e servizi utili a un welfare differito e autonomo.
Il cohousing è una pratica che permette una vasta gamma di sperimentazioni, producendo specifici e particolari luoghi in cui insediarsi, attivando caratteri diversi nel perseguimento degli obiettivi strategici di ogni cohousing, obbiettivi orientabili nel tempo, in rapporto alle esigenze che maturano in rapporto alle diverse fasi della vita che i cohouser attraversano.
Il modello di cohousing più comune è pensato per famiglie giovani che devono rispondere ai bisogni primari di casa, della cura dei figli, della socializzazione culturale, dei risparmi economici, del coworking. Un secondo modello di cohousing è quello dell’invecchiamento attivo: una struttura insediativa che permetta alle persone in età avanzata di ottenere il migliore standard di vita e disporre delle attrezzature e servizi adatti, in maniera condivisa e facilmente accessibili, dalla messa a disposizione di un ufficio per un medico che lì possa svolgere la professione ed in cambio anche la cura dei cohouser, all’alloggio per personale di cura, alle attrezzature di mantenimento fisico e riabilitativo. Un terzo modello è il cohousing produttivo, una tipologia di edificio che possa far convergere la residenza temporanea e gli spazi di lavoro: piccole residenze collegate a spazi di coworking; spazi singoli che permettano di svolgere un’attività per fasi definite di tempo oppure permettano a giovani di avere casa e uno spazio di lavoro a costi contenuti. Altro modello può essere definito come il cohousing delle fragilità, una tipologia che riprende modalità e forme delle esperienze di assistenza delle case famiglia: un tipo di cohousing che va pensato per ogni caso a cui è destinato e specificamente dotato.
Bello sarebbe immaginare dei cohousing misti, in cui le diverse componenti possano convivere positivamente, pezzi di nuova e moderna società solidale e cooperativa. Per tutto questo occorre anche un rinnovato coraggio istituzionale nel predisporre normative che ne facilitano la realizzazione, immaginando una nuova umanità e cittadinanza.

Gianni Dapri

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