Spetta a noi rilanciare l’Europa e il dialogo tra culture

Spetta a noi rilanciare l’Europa e il dialogo tra culture

Quello a cui stiamo assistendo quotidianamente – auto lanciate sulla folla e attentati a chiese e moschee – non è uno scontro di civiltà e neanche una guerra di religione; sono i sintomi di un malessere più profondo che attraversa l’Occidente, che ha radici nel fallimento della globalizzazione, nella mancata emancipazione dei paesi arabi e nella perdita di centralità dell’Europa.
L’esito, inevitabile e quotidiano, è la sensazione di non avere opportunità, di non avere futuro, di avere solo un nemico (che si chiami Occidente o Islam, a seconda dei casi), sensazione per altro molto reale soprattutto tra le fasce più povere, quelle più marginali della popolazione, che vivono lontano dai centri e dalle opportunità che le grandi metropoli, oggi sempre più a due velocità, offrono a pochi.

Chi urla all’invasione, alla guerra di religione, alla colonizzazione non fa altro che soffiare benzina sul fuoco di una crisi che è economica, ancor prima che culturale e religiosa.
Le risposte devono venire da più lontano e devono partire proprio da quell’Europa che in questa fase storica sembra sempre più spesso aver perso il proprio senso.
Spetta però anche alle città porsi alla guida del rilancio dell’Europa e del dialogo tra mondi e culture e forse a Milano, città che vuole essere avanguardia nell’accoglienza e nell’inclusione, che vuole essere città davvero internazionale e far propria la ricchezza economica e culturale di una società aperta, spetta più che ad altri.

Anche per questo è da Milano che deve partire, con insistenza quasi ossessiva, la richiesta di superare politiche meramente securitarie e di investire, viceversa, sull’apertura degli spazi, dei luoghi e delle comunità. E questa continuerà a essere la nostra convinzione, la nostra richiesta e la nostra ossessione.

Elena Comelli

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