STADIO? LE URGENZE SONO DOVE LA GENTE VIENE ESPULSA

STADIO? LE URGENZE SONO DOVE LA GENTE VIENE ESPULSA

Il segretario generale della Camera del Lavoro di Milano, Massimo Bonini, ricorda alla città e a tutti noi le priorità da affrontare: «Non solo stadio e Giochi Milano ritrovi la sua anima e difenda lavoro e salari», tanti trionfi ma la gente viene espulsa. Un’intervista di Giampiero Rossi del Corriere Milano.

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Da quando è segretario della Camera del lavoro, Massimo Bonini non perde occasione per richiamare l’attenzione sull’«altra faccia» di Milano, la città a due velocità che ormai emerge anche dalle statistiche pubblicate dagli imprenditori. E propone alla politica riflessioni che mettono in discussione «la narrazione della metropoli modello» che, secondo il sindacalista, rischia di rendere Milano antipatica.
Bonini, dunque quali sono i problemi di cui si dovrebbe discutere a Milano?
«Per rendere l’idea torno indietro nel tempo, all’indomani della strage alla Lamina, dove morirono quattro lavoratori. Lo avevate scritto sul Corriere: Milano non dava certo l’impressione di una città in lutto. Ecco, al di là di quel momento emotivo e simbolico molto forte, la verità è che non si capisce più che anima abbia o voglia avere Milano. Quando fa comodo viene definita “capitale del lavoro”, ma poi vengono considerate normali, carenze nella sicurezza, contratti e salari fragilissimi, cottimo nemmeno più mascherato. Il 60% dei redditi è al di sotto dei 25 mila euro ma si discute solo dello stadio, delle Olimpiadi e si celebrano i trionfi di Milano».
Ma lo sviluppo di un territorio passa anche da grandi opere e grandi eventi.
«Non ho dubbi, ma mi sembra che ci si sia dimenticati di quella parte di cittadini, peraltro molto numerosa, che resta indietro sempre e comunque. Per esempio si discute, ogni giorno, di come dovrebbe essere lo stadio, dei centri commerciali che dovrebbero corredarlo, ma mai di cosa servirebbe ai cittadini di San Siro, cioè casa, trasporti, servizi, presidi sanitari. E poi: chi governa il territorio? Due società sportive e chi progetta centri commerciali?».
In realtà della necessità di «ridurre le distanze» si sta parlando molto in questo periodo: da Assolombarda al sindaco, e anche l’arcivescovo, che ha fatto riferimento ai ceti espulsi dal cuore della città.
«È vero e non voglio trascurare questi segnali di attenzione, però voglio sottolineare che noi stiamo parlando di “Milano a due velocità” da almeno quattro anni, altri hanno parlato di “città attrattiva” e hanno festeggiato il milione e 400 mila abitanti. Ma la verità è che Milano sta espellendo persone da una quindicina d’anni, per i giovani è diventata inavvicinabile e tutte le statistiche dicono che l’occupazione sta arretrando. So bene che, comunque, fuori da qui è molto peggio, ma questa è la città che dovrebbe essere riferimento per il Paese».
Ma un Comune non legifera. Cosa bisognerebbe fare? «Per favorire l’inclusione e ridurre le distanze servono segnali di attenzione. Faccio due esempi: le nuove tariffe Atm e l’Area B. Le condizioni per gli abbonamenti al trasporto pubblico dovrebbero andare incontro anche a chi ha un lavoro discontinuo e precario. Non stiamo parlando di poca gente, purtroppo, e di solito chi si trova in questa condizione non abita nella cerchia dei navigli».
E qual è l’obiezione sull’Area B?
«Dovrebbe considerare le non poche situazioni di chi, non certo per scelta, va ogni giorno da un quartiere di periferia a un’area industriale dell’hinterland. Io che vivo a Pioltello sono un “privilegiato” perché posso usare il Passante ferroviario, ma ci sono tante zone della cintura metropolitana dove i servizi di trasporto pubblico sono rarefatti. E allora dire a quel lavoratore “tu devi comprarti un’auto nuova non inquinante” significa rendere discriminatoria questa misura».
Il sindacato mette in discussione le politiche di sostenibilità?
«Niente affatto. Ma a parte il fatto che ci sarebbe da fare un ragionamento più ampio sull’attuazione di queste misure, ma la sinistra milanese ha capito, per esempio, che l’apertura dei negozi 24 ore su 24 va in direzione opposta?».

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