Strade, bretelle, autostrade, consumo del suolo: la legge truffa della Regione Lombardia

Strade, bretelle, autostrade, consumo del suolo: la legge truffa della Regione Lombardia

Secondo i dati disponibili l’estensione del suolo coperto da asfalto o cemento è arrivata ad oltre il 7% della superficie nazionale, con le regioni Veneto e Lombardia in pole position. Qui, infatti, le aree occupate da edifici, strade, infrastrutture e capannoni hanno raggiunto e superato il 10% del suolo.
Le aree maggiormente sottoposte ad una cementificazione indiscriminata sono spesso quelle più esposte ai rischi del dissesto idrogeologico e le ultime vicende ne sono una testimonianza. I danni ambientali più pesanti sono dovuti ad allagamenti, esondazioni, frane e smottamenti che hanno martoriato i residenti di questi territori. In altre parole dove si è costruito di più, i dissesti idrogeologici sono stati maggiori.

Non a caso e surrettiziamente con la Legge Regionale e successive integrazioni la Regione Lombardia ha messo in mano ai sindaci la possibilità di intervenire sul territorio per opere di utilità, un porta che spalanca la corsa all’edificazione e ai più immaginifici progetti di strade e autostrade, fra le altre libertà.
La LR 31-2014 aveva tra i suoi obiettivi “dichiarati” di indurre gli enti locali ad abbandonare quella pratica di eccessivo sovradimensionamento che ha interessato i piani comunali dal dopoguerra ad oggi. Invece è proprio il PTR attuativo della legge a invitare i comuni a mantenere un rilevante sovradimensionamento, di molto superiore ai fabbisogni, di fatto confermando la logica espansiva che nei decenni ha portato il territorio della Lombardia nelle condizioni di spreco e irrazionale uso del suolo. Una specie di legge truffa che al posto di ridurre il consumo del suolo ne incentiva l’abuso locale, paradossalmente intitolata “Disposizioni per la riduzione del consumo di suolo e per la riqualificazione del suolo degradato”. Per di più l’inquinamento dei territori e quello dovuto all’eventuale traffico vanno ad aggravare la situazione ambientale in una zona a destinazione prettamente agricola o naturalistica.

Oggi il Corriere della sera titola tra l’altro “Pedemontana insolvente”, appunto una delle tante conseguenze di questa tendenza a tagliare con strade e bretelle campi di grano, boschi e terreni agricoli in genere
I pm infatti chiedono il fallimento della società (il cui amministratore delegato era, fino a qualche tempo fa, l’ex PM Di Pietro, dimissionario per impossibilità di raddrizzare il dissesto), mettendo la lente su un’opera disastrosa sia sul piano finanziario che su quello urbanistico e della viabilità.
L’inutile Pedemontana è un’infrastruttura da 86 chilometri, oltre 5 miliardi di euro di investimento complessivo, per un costo di quasi 60 milioni al chilometro. Una realizzazione che avrebbe dovuto essere pagata al 75% dai pedaggi, il cui fallimento è sotto gli occhi di tutti e che cementifica e distrugge un enorme territorio.
Come volevasi dimostrare.

 

Giuseppe Pino Rosa

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