In Turchia 60.000 arresti, noi staremo sempre con il popolo kurdo e turco

In Turchia 60.000 arresti, noi staremo sempre con il popolo kurdo e turco

Nell’assordante silenzio della diplomazia occidentale il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha nuovamente prorogato lo stato di emergenza decretato il 15 luglio 2016, data del fallito e molto dubbio golpe militare nei suoi confronti.

Lo stato di emergenza ha prodotto finora oltre 60.000 persone arrestate, interdette o sollevate dai pubblici uffici.
Insegnanti, professori universitari, giudici, avvocati, presidenti di associazioni, sindaci e consiglieri comunali.
Inoltre sono state chiuse centinaia di associazioni, agenzie giornalistiche, radio e televisioni.
Durante lo stato di emergenza si è svolto in Turchia un referendum costituzionale che trasforma la Turchia in uno stato presidenzialista con l’attribuzione di enormi poteri al Presidente della Repubblica.

Tutti gli osservatori internazionali presenti hanno denunciato innumerevoli e consistenti brogli che mettono pesantemente in discussione la vittoria di Erdogan ottenuta con poco più del 51% dei consensi e hanno chiesto la ripetizione del voto.
Richiesta che Erdogan ha ignorato nel modo più assoluto non mancando di irridere le istituzioni europee.
Nel frattempo l’esercito turco è schierato ben oltre i confini con la Siria per impedire l’evoluzione politico amministrativa del confederalismo democratico attuato dai kurdi nella regione del Rojava che i kurdi stessi hanno strappato all’Isis.

E, allo stesso modo, l’esercito turco ha occupato il confine tra Turchia e Iraq e colpisce incessantemente gli accampamenti del PKK che, da parte sua, continua a mantenere il cessate il fuoco autoproclamato e richiesto da Ocalan per favorire il processo di pace.
Insomma, in Turchia si è ormai completamente instaurato un regime autoritario e antidemocratico che fa della repressione violenta delle forze di opposizione il suo tratto distintivo.

E minaccia apertamente l’Europa dicendosi pronta a smantellare i campi profughi, veri e propri lager dove vivono centinaia di migliaia di profughi siriani e che sono finanziati dalla Comunità Europea con miliardi di euro.
E, ancora una volta, i governi dell’Europa e del mondo tacciono di fronte a questa involuzione violenta e autoritaria.

E, ancora una volta, dobbiamo essere noi a tenere alta l’attenzione su quello che sta succedendo in quell’importantissima area geografica.
Continuando a stare, come sempre, con il popolo kurdo e con il popolo turco.
Per la pace, la libertà, la democrazia.

 

 

Paolo Limonta

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