UN COMUNISMO “NON TROVATO IN CASA” MARIO SAI IN MEMORIA DI ROSSANDA

UN COMUNISMO “NON TROVATO IN CASA” MARIO SAI IN MEMORIA DI ROSSANDA

Rossana Rossanda, una comunista. Un comunismo “non trovato in casa”, come diceva, ma fatto impegno di vita attraverso i rischi della Resistenza, lo studio, la lunga militanza nel Partito comunista dai tempi di ferro del rapporto con l’Unione Sovietica e dalla via italiana al socialismo di Palmiro Togliatti per arrivare al “Praga è sola”, alla scelta di farsi radiare dal Partito pur di stare al fianco di coloro che all’Est e non solo, operai e studenti, lottavano per una società che garantisse uguaglianza e libertà, libertà nel lavoro come condizione della libertà nella vita.
Ed è stata la stagione de il manifesto, un gruppo politico che ha unito il convincimento che si poteva essere comunisti anche senza tessera (e cioè che avesse fatto il suo tempo l’idea del partito-chiesa) alla consapevolezza che per cambiare lo stato delle cose ci volesse un nuovo partito, che traesse alimento dai grandi sommovimenti che attraversavano il mondo e l’Italia, a cominciare dalle lotte operaie e dal movimento degli studenti. Costruire una relazione teorica e politica tra la storia della sinistra e il nuovo dei movimenti è stata l’ambizione e il cruccio del gruppo del il manifesto e di Rossanda, non senza contrasti tra una “via operaia”, che faceva dei metalmeccanici il perno, o la federazione dei “ gruppi” sessantottini, che si è sforzata di unire una generazione che l’assalto al cielo ha poi scelto per lo più di farlo per vie proprie e ora calca la scena nella assemblee elettive e nei giornali. Rossanda ha cercato sempre di capire nel profondo il senso del cambiamento con il suo marxismo libero, “inevitabile” come diceva, aperto al confronto che fece della Casa della Cultura di Milano uno dei luoghi di ricerca e confronto più importanti della sinistra. Non ha mai smesso di interrogarsi e di fare domande, sollecitata anche dall’avanzare del movimento delle donne. Ragionando sul rapporto tra donne e politica anni fa ha fatto un catalogo di questioni che sono anche una biografia: politica, libertà, fraternità, uguaglianza, democrazia, fascismo, resistenza, stato, partito, rivoluzione, femminismo.
Ora la sua voce tace. Pensare in grande è ancora più difficile quando il massimo che ti è concesso è di essere “liberale”; di pensare alla tua libertà e di ignorare se non osteggiare quella degli altri in un mondo fatto di ingiustizie, privilegi, di solitudini dei quartieri della periferia e di avvelenamento della rete delle relazioni sui social; di intellettuali che scambiano la loro condizione e quella dei loro simili per la verità e di partiti ridotti a comitati elettorali; di trasformazioni tecnologiche che si esaltano o si demonizzano perché non si capisce e non si studia più ciò che ne sta alla base: il lavoro.
Ma la storia non finisce. Non ci dimenticheremo di Rossana Rossanda e della sua lezione intellettuale e politica: nessuno prenderà in considerazione le nostre parole solo perché sono giuste. Solo se contribuiranno a trasformare lo stato di cose esistente insieme a chi ne porta il peso saranno utili. Altrimenti il popolo abbandona la sinistra perché la sinistra lo ha abbandonato e non ci salva l’anima la giaculatoria sul populismo.
Se ne ricordi Milano, città che lei ha vissuto intensamente nei luoghi che allora ne facevano un grande laboratorio di cultura e di cambiamento: la Statale, la Federazione del PCI, la Camera del lavoro, la Casa delle Cultura.

Mario Sai

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