Un edificio abbandonato è la premessa per un’altra occupazione

Un edificio abbandonato è la premessa per un’altra occupazione

Lo sgombero della scuola di via Pizzigoni avvenuto ieri mattina è solo l’ultimo dei quasi 5.000 interventi realizzati a Milano nell’ultimo anno; 5.000 interventi che hanno coinvolto quasi 11.000 persone, spesso semplici allontanamenti, senza necessità di arrivare allo sgombero vero e proprio. Un intervento fatto bene quello di ieri, a seguito del quale a buona parte degli occupanti è stata offerta una soluzione abitativa, un intervento lontano anni luce da quanto avvenuto a Roma nelle scorse settimane.

Eppure non va tutto bene; non va tutto bene perché delle oltre 100 persone che negli ultimi mesi hanno occupato la scuola di via Pizzigoni (c’è chi parla di quasi 200 persone, chi di poco meno di 150), ieri mattina ne erano rimaste più o meno 85, e di queste solo 15 hanno accettato la soluzione proposta. Che succede agli altri? Che succede a quelli che si sono allontanati la sera prima? Che succede a quelli che non “hanno diritto” a una alternativa? che succede a quelli che non hanno accettato la proposta del Comune?

Il punto è che anche lo sgombero fatto meglio, quello che – come è accaduto ieri a Milano – vede la presenza e il coinvolgimento dei servizi sociali, porta alla luce una serie questioni.

Quella più grande, di cui si fa più fatica a parlare, sono i “fantasmi”, le persone che non hanno diritto a una soluzione diversa e che, semplicemente, rimangono in strada o finiscono per occupare un altro edificio o, nella peggiore delle ipotesi, finiscono per essere vittima del racket dello sfruttamento abitativo. Un fenomeno ormai diffuso a Milano che si traduce in situazioni in cui, senza bisogno di occupare, appartamenti privati si trasformano in dormitori sovraffollati e, spesso, anche nella porta di ingresso al mondo della microcriminalità.
E questa è l’altra questione, o forse l’altra faccia della medaglia della prima questione: il fatto che, accanto alle occupazioni di edifici abbandonati, i “mercanti del sonno” stanno trasformando la questione abitativa in una emergenza che va ben oltre la gestione delle case popolari: una realtà non più nuova che sta diventando non rimandabile e che richiede alla politica la capacità di agire in modo diverso e innovativo, considerando patrimonio della città, quindi degno di tutela e nell’interesse di tutti, anche quei condomini privati dove lo sfruttamento abitativo e la mancanza di manutenzione degli spazi sono evidenti.

L’altro tema, evidentemente, è quello degli edifici abbandonati: un edificio abbandonato non può che essere la premessa per un’altra occupazione.
E allora non basta sgomberare e rendere inaccessibili gli edifici murando porte e finestre; quello che serve è uno sforzo grande da parte dell’amministrazione per restituire alla città e ai quartieri gli edifici abbandonati. Se è vero che un edificio abbandonato è la prima pagina di una storia che non può che essere di degrado, e di cui l’occupazione è forse il capitolo meno brutto, allora servono anche regole chiare per gli edifici abbandonati da parte dei privati. A partire da quell’articolo 12 del regolamento edilizio del Comune di Milano che introduce, in modo chiaro, il principio per cui la manutenzione degli edifici, anche privati, è un valore di interesse pubblico e che, se realmente applicato porterebbe a una trasformazione positiva di molti quartieri di Milano.

Occupazioni, casa e edifici abbandonati, tre facce di una stessa medaglia che, come Sinistra x Milano, non possiamo che mettere in cima alla lista delle priorità.

 

 

Elena Comelli

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