Un nuovo alfabeto

Un nuovo alfabeto

«Bisogna cambiare il paradigma!» è una delle frasi più usate e meno comprese nel tempo che stiamo vivendo. Quattro parole che esplicitano, con una costanza drammatica, due fenomeni. Da un lato la necessità di ancorarsi a un’unificazione del pensiero che ci fa sentire al sicuro e, dall’altra, la coscienza della necessità di un cambiamento radicale, che però vorremmo non toccasse mai noi e il nostro modo di relazionarci con l’esterno. Perché se cambiamento deve essere, questo parte sempre – in questa insana narrazione – dagli altri e mai da noi stessi. Di rado, poi, il cambiamento tocca davvero gli elementi basilari del paradigma dominante. Questo piuttosto sfiora, accarezza, fa un buffetto a quelli che sono i suoi nodi problematici. Di rado affonda il colpo, quasi mai porta alla luce aspetti del paradigma che potrebbero davvero compromettere la nostra stabilità.
Per questo abbiamo deciso di ripartire dagli elementi essenziali, le lettere che compongono l’alfabeto, per decostruire un linguaggio ormai consumato e proporne uno nuovo. Parole a cui siamo affezionati e di cui riteniamo vi sia la necessità di prendersene cura, parole da osservare sotto una nuova luce. Parole assenti, che non vorremmo più costituissero una narrazione logora e spesso strumentalizzata.
Un alfabeto per decostruire, capire e infine ripartire. Insieme, perché – citando un romanzo che affonda le mani nelle viscere – nessuno si salva da solo.

Valentina Capocefalo

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