Un Paese incapace di parlarsi

Il drammatico incidente ferroviario di ieri a Pioltello, come quello accaduto in Puglia qualche mese fa, racconta un paese diviso a metà, tra l’efficienza e il servizio dell’alta velocità e la scarsa cura delle linee locali usate quotidianamente dai pendolari.
A queste tragedie se ne possono aggiungere altre, come i cedimenti strutturali di ponti e cavalcavia presto dimenticati per lasciare spazio al dibattito sulle grandi opere.

Da una parte le morti sul lavoro, troppo spesso causate dalla precarietà e dagli irrisori investimenti in sicurezza e formazione, dall’altra la difesa del “lavoro nuovo”, quello precario e senza prospettive come strumento principale per la competitività delle imprese. Sono tutti sintomi di un paese che ha perso la capacità di parlarsi e di una politica che troppo spesso rinuncia a fare i conti con la realtà e partire dal quotidiano.

Le responsabilità di quanto accaduto ieri saranno accertate dalle indagini, questi sono i giorni del dolore e della vicinanza alle vittime e ai tanti pendolari che stamattina salendo su un treno hanno avuto paura.
Le polemiche e le accuse incrociate non servono. Serve, quella da subito, la capacità e la volontà di ricucire le distanze.

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