“UN PATTO SOCIALE O RESTERANNO SOLO MACERIE”

“UN PATTO SOCIALE O RESTERANNO SOLO MACERIE”

Giuseppe Guzzetti da sempre presidente di Cariplo, l’uomo più importante della finanza cattolica in Italia, da un anno si è ritirato, ma in questa intervista a Milano Finanza, di cui vi offriamo solo un assaggio (la versione integrale la potete trovare su www.milanofinanza.it) dice una cosa molto importante, prima di tutto: per ricostruire la società bisogna pensare prima ai problemi sociali, il mercato non basta e non può farlo, altrimenti saranno divisioni e macerie. Ecco un breve passo.
“La pandemia sta incidendo in maniera pesante sul piano economico e sociale del Paese. Se da un lato molte aziende sono ancora chiuse e potrebbero non riaprire più, dall’altro lato registriamo un aumento della disoccupazione e della povertà. Ad aggravare il quadro c’è il fatto che la crisi sta colpendo soprattutto le categorie più fragili, a partire da anziani e bambini. La strage di anziani nelle strutture assistenziali ci imporrà di ripensare il modo in cui finora abbiamo assistito la terza età. Quanto ai bambini, già un paio di anni fa l’Istat ne censiva in Italia 1,2 milioni in condizioni di povertà assoluta (di cui ben 20 mila a Milano) con la pandemia il numero è aumentato di un altro milione (aprile 2020) ed è destinato a crescere, malgrado gli sforzi che anche il mondo delle fondazioni ha fatto… Senza un nuovo patto sociale saranno solo macerie. Nel dopoguerra il patto sociale che allora unì tutti ci consentì di eliminare le macerie e costruire un Paese rinnovato; oggi, se non ritroveremo quello spirito, le macerie le aumenteremo. Bisogna però mettere in chiaro che almeno un paio di paradigmi del passato si sono rivelati fallaci. Quando è crollato il collettivismo socialista, molti esperti ci hanno raccontato che il mercato avrebbe prodotto sempre più ricchezza e ridotto così le distanze sociali. Al contrario in molti paesi, Italia compresa, abbiamo assistito a una sempre maggiore concentrazione delle ricchezze nelle mani di pochi e la distanza tra le classi sociali è aumentata. Una disuguaglianza che la pandemia accentuerà ulteriormente. Altri esperti ci hanno detto che la crescita economica avrebbe risolto i problemi sociali. Anche questa affermazione è molto discutibile, come dimostra proprio il caso della povertà educativa: i bambini che non possono andare a scuola e formarsi un bagaglio educativo finiscono nella categoria dei NEET, giovani che non studiano, non lavorano e un’occupazione non la cercano neppure; disperdiamo così un prezioso capitale umano. Risolviamo prima i problemi sociali e poi lo sviluppo economico seguirà. Si tratta peraltro di temi a cui l’Acri e il sistema delle fondazioni hanno dato un contributo importante. Voglio solo ricordare l’accordo con il governo del 2015 che si è creato un Fondo per il contrasto della povertà educativa da 360 milioni alimentato da un credito di imposta sugli utili delle Fondazioni e da risorse proprie delle Fondazioni. Un fondo che è stato replicato per il triennio 2019-2020-2021, seppur con importo inferiore. Nel primo triennio abbiamo tolto dalla povertà poco meno di 500 mila bambini. Nel 2016 abbiamo appreso dalla Caritas Ambrosiana che a Milano vivevano in povertà assoluta 10 mila bambini. La Fondazione Cariplo si è occupata immediatamente di questa piaga sociale. La prima sorpresa è stata, dopo aver verificato i dati reali con il comune di Milano, che i bambini erano 20 mila. La Fondazione Cariplo ha lanciato un programma triennale (QuBì) di 25 milioni, al quale hanno aderito Intesa Sanpaolo Spa, Fondazione Vismara, Fondazione Fiera di Milano, Fondazione Invernizzi, Fondazione Snam e Fondazione Allianz; la differenza è raccolta dai cittadini perché realizzando questo programma la povertà infantile a Milano deve sparire.

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