UN SOLO UOMO AL COMANDO È LA FINE DELLA POLITICA, MA PER TORNARE A CONTARE, LA SINISTRA NON SI PUO’ ACCONTENTARE DI CARTELLI ELETTORALI E SALVARSI LA FACCIA

UN SOLO UOMO AL COMANDO È LA FINE DELLA POLITICA, MA PER TORNARE A CONTARE, LA SINISTRA NON SI PUO’ ACCONTENTARE DI CARTELLI ELETTORALI E SALVARSI LA FACCIA
Intervento di Elena Comelli al Congresso di Sinistra Italiana
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Un sentito ringraziamento, e un bravi, per aver organizzato un congresso in un momento in cui, davvero, sembra difficile fare anche le cose più banali. Figuriamoci un congresso, di un partito, e pure di sinistra.
E’ una scelta importante, che restituisce centralità e protagonismo alla politica, al confronto e al coinvolgimento dei militanti e delle militanti in un momento in cui il paese, e in un certo senso anche la nostra città, è schiacciato sul protagonismo salvifico dell’uomo solo al comando, raccontato e vissuto da gran parte dell’opinione pubblica come tanto necessario quanto ineluttabile.
E il fatto che l’uomo chiamato a guidare Milano in questa fase sia una figura su cui convergiamo, e convergiamo – lo dico ovviamente soprattutto a nome di

SinistraxMilano

– con convinzione, non modifica il giudizio negativo sulla fase politica che stiamo attraversando.

L’esito comunque è che la politica, quella vera, non quella fatta di tatticismi e dichiarazioni sui giornali rischia di scomparire, travolta dalla necessità imposta da fuori di pacificazione sociale e da una pandemia che ci vede in difficoltà nel comunicare, nel raccontare e soprattutto nel fare, nell’agire, nel metterci la faccia e le mani, nell’esserci in quei pezzi più fragili di società a cui vogliamo e dobbiamo parlare.
E’ questa la sfida più grande che abbiamo davanti, a partire da Milano dove la campagna elettorale sta entrando nel vivo, vedendoci dalla stessa parte con un sostegno e una convergenza, magari non unanimi ma comunque chiari, verso Milano Unita.
Milano Unita però non basta
Non basta non solo perché ancora non è davvero decollata, non ha trovato un suo spazio chiaro, forte e definito. Uno spazio che, lo sapete perché lo ripeto continuamente e non mi stancherò di ripeterlo, deve essere netto, radicale e coerente con una visione della città e della società che non può che essere una: quella della lotta alle diseguaglianza, sociali e ambientali.
Senza tentennamenti, senza dubbi, senza il timore di entrare in rotta di collisione con l’attuale (e auspichiamo futura) guida della città: perché è questo il nostro compito, entrare in collisione con quelle scelte e quelle politiche che non condividiamo, anche se sono della nostra parte politica, e che ci candidiamo a invertire, a correggere.
Perché, lasciatemelo dire senza polemica, se Milano Unita deve solo limitarsi a raccontare quanto di buono – tanto di buono – è stato fatto in questi anni, aggiungendoci magari qualche virgola e qualche accento, beh, allora tanto valeva entrare nella lista Sala.
La lista che, nel nome stesso, più rappresenta la continuità.
Abbiamo fatto una scelta diversa? E allora rivendichiamola!
Noi ci siamo per un obiettivo: riportare a sinistra, verso i più fragili e quelli, forse pochi prima della pandemia ma sempre di più oggi, che non hanno beneficiato della fase di crescita e attrattività che Milano ha vissuto negli ultimi anni.
Milano non lascia indietro nessuno.
Lo ha detto più volte il Sindaco durante il suo mandato e, se in parte è stato vero, oggi rischia di non esserlo, o comunque di essere molto più difficile.
Se Milano Unita – e qui davvero mi rivolgo a tutti noi – vuole essere il pezzo di coalizione che spinge verso una città più giusta, più sostenibile, che non lasci indietro nessuno, se Milano Unita vuole essere quel pezzo di coalizione che rivendica il diritto alla città, per tutti, serve un cambio di passo.
Non basta intervenire sui singoli pezzi, serve raccontare la nostra visione, la nostra idea di città, i motivi per cui ci candidiamo.
Non basta fare nostro lo slogan della città a 15 minuti, se non lo reinterpretiamo e raccontiamo alla luce delle coordinate che abbiamo posto, il superamento della città duale e la lotta alle diseguaglianze sociali e ambientali, non basta se non decliniamo quella città a 15 minuti come la città per tutti, in cui i 15 minuti del centro o dei quartieri trendy sono diversi dai 15 minuti dei quartieri più fragili.
Non basta sostenere le battaglie e le manifestazioni degli altri, serve farle nostre e serve fare le nostre battaglie.
Per il paese, per Milano, per i singoli quartieri in cui ci candidiamo, per le persone che vogliamo rappresentare e a cui chiediamo il voto
Serve prendere posizione, serve raccontare la città che vogliamo, e serve farlo con nettezza, con coraggio e a più voci.
Basta nascondersi dietro alle difficoltà del momento, basta nascondersi dietro alla complessità delle relazioni politiche.
Milano Unita vive un paradosso, è un progetto davvero collettivo, costruito e composto da realtà molteplici e variegate, partiti, associazioni, singoli e movimenti.
Eppure, nella narrazione pubblica (e in fondo un po’ anche nella nostra) continua a essere la lista di, la lista di una persona o, forse, due persone.
E questo non può bastarci, non può bastarci al di là del giudizio positivo sui nostri compagni di viaggio, non può bastarci perché non è attrattivo, non è politica. Non è interessante.
E allora torno a dove sono partita.
A quell’esigenza, non più rimandabile, di tornare a fare della politica un atto collettivo.
La politica, per come la intendiamo a sinistra, non può più essere convergenza fiduciaria verso una persona (e lo sottolineo, verso una persona, non verso un’ideale) non può più essere, come ha detto qualcuno, sangue e merda, in cui il più forte schiaccia il più debole, in cui i furbi vincono e le idee perdono.
La politica, la nostra politica, deve tornare a essere atto collettivo, in cui le voci, i volti e le idee di tutti trovano spazio, in un percorso virtuoso in cui confronto e conflitto, conflitto lo sottolineo, sono protagonisti, sono gli ingredienti di un percorso di crescita e di affermazione collettiva ancor prima che individuale.
E’ il percorso che SinistraxMilano, forse non sempre riuscendoci, ha provato a far proprio in questi anni, e è il percorso che, personalmente e collettivamente, vogliamo provare a portare nella discussione politica della sinistra milanese.
Un percorso forse poco ortodosso ma, pensiamo, necessario
A partire da Milano Unita Ma non solo perché, e mi avvio a concludere, Milano Unita non ci può bastare.
Non ci può bastare l’esperienza elettorale, ci serve uno sforzo in più che dia spazio, voce e tempo anche a chi ha un orizzonte diverso da quello, importante e cruciale, delle elezioni.
Lavoriamo insieme perché questo succeda, dentro alle istituzioni se ci saremo, ma soprattutto fuori, tra di noi e con gli altri, con quelli che non fanno parte di quel ceto politico che, ci piaccia o non ci piaccia, in qualche modo rappresentiamo.
Mettiamo al primo posto la costruzione di uno spazio comune a sinistra, che non si rifugi nell’area di comfort dei no e dell’opposizione (e vi ringrazio per averlo fatto con la scelta di mettervi e metterci in gioco nelle prossime elezioni), costruiamo uno spazio che sia di tutti, in cui idee e pratiche possano convivere e sostenersi a vicenda.
A partire da Milano, ma con la consapevolezza che nessuno si salva da solo
Neanche la sinistra più pura
E neanche Milano
E neanche gli uomini forti.

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