Un tempo pietisti, ora buonisti

Un tempo pietisti, ora buonisti

A settembre ricorre il macabro ottantesimo delle Leggi Razziali in Italia e il governo sembra impegnato a fondo per farcelo ricordare. Dopo l’accanimento spietato contro i salvataggi in mare, ieri Salvini ha proposto schedature di cittadini rom e sinti con contorno di puro odio: “Quelli italiani purtroppo ce li dobbiamo tenere”. Evidentemente non ha preso nota dell’auspicio proposto al suo governo da “una vecchia signora, tra le poche, che porta ancora sul braccio il numero di Auschwitz”, la senatrice a vita Liliana Segre : “mi rifiuto di pensare che oggi la nostra società democratica possa essere sporcata da leggi speciali nei confronti delle popolazioni nomadi”. Nel 1938, ricorda Anna Foa nel suo libro “La Famiglia F” si accusava di “pietismo” chi criticava le leggi razziali. Divenne un termine di uso comune per dire che sbagliava chi provava – e magari manifestava – pietà e umanità nei confronti dei perseguitati. La stessa cosa che succede oggi con il termine “buonisti”. Salvini non può dire sono cattivo, dice sono ingenui e stupidi i buoni, storpiandoli in buonisti. Così come si faceva con i pietisti. Se nel ‘38 il fascismo scelse il razzismo di Stato, oggi il governo Lega-M5S sembra scimmiottarlo, spostando ogni giorno l’asticella dell’intolleranza. Si dirà che è tutta una farsa, questione di toni sbagliati, ma percepiamo chiaramente la tragedia in agguato.
Claudio Jampaglia
PS: Il parallelo pietismo-buonismo era stato già proposto nel 2017 da Giacomo Papi sul suo blog su Il Post in occasione di un caso di discriminazione nei confronti di due donne rom. Nella foto lo spezzone della comunità rom e sinti alla manifestazione del 25 aprile.

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