Una società aperta e libera non può aver paura

Una società aperta e libera non può aver paura

I fatti di Torino sono forse una ferita più lacerante degli attentati di Londra e Manchester perché, anche in assenza di un “nemico” esterno, mostrano tutta la nostra debolezza e confermano, una volta di più, che se la percezione di insicurezza vale più della mancanza effettiva di sicurezza, il panico può fare più danni e più feriti del pericolo in sé.
Eppure la risposta non può essere una resa
Come di fronte alla percezione di insicurezza, la risposta delle istituzioni e di una società matura non può essere la chiusura e la militarizzazione del territorio, così di fronte alla paura del panico e della massa, la risposta non può essere di riduzione o eliminazione di tutti i momenti collettivi, che si tratti di concerti, di grandi eventi sportivi o di festival.
La risposta deve essere, prima di tutto, culturale, deve essere nella convinzione che lo stare insieme e il poterlo fare in modo festoso non è una rivendicazione dello “stile di vita occidentale”, ma una conquista di una società aperta e libera, di una società che non può avere paura, di sé stessa ancor prima che degli altri.
Che non significa far finta di niente o nascondere la testa sotto la sabbia, significa piuttosto rafforzare la consapevolezza, insieme e ancor più delle misure di sicurezza e delle regole di prevenzione, che non possono mancare e non possono non essere accettate e condivise.
E fanno di più, molti di più delle camionette sulle strade.

 

Elena Comelli

Ti potrebbero interessare