“Vattene dal quartiere o ti stupriamo”

“Vattene dal quartiere o ti stupriamo”

Se non mandano i figli a scuola, è perché “preferiscono spedirli a rubare o ad accantonare”; quando invece si presentano nelle aule regolarmente ogni mattina, pur fra mille difficoltà, li si sgombera, come accaduto anni fa qui a Milano, nel quartiere Rubattino, separando le famiglie e disperdendole sul territorio cittadino, col risultato di interrompere la forma fondamentale di integrazione, cioè il percorso scolastico.
Se vivono nei campi, “sono peggio di animali”; quando invece fanno regolarmente domanda per un alloggio popolare e vi si trasferiscono, come nel recentissimo caso di Casal Bruciato, periferia Est di Roma, li si minaccia di impiccarli o di stuprarli, davanti ai loro figli.
Accade ai Rom e allora, purtroppo, le voci che si levano contro questo linciaggio inumano sono poche e timide. Dimenticando che si è quasi sempre partiti dai Rom, dagli Ebrei, o da qualche altro bersaglio facile dell’odio indotto, per poi proseguire contro il successivo nemico immaginario, in una folle guerra fra quanti occupano le retrovie della storia, utile a distogliere quanti si trovano in difficoltà dalla critica nei confronti di chi ha la responsabilità del disagio sociale, economico e culturale in cui affonda le radici tutto questo odio.

Stefano Simonetta

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