Via Cavezzali 11, una storia di speculazione, sfruttamento e degrado

Via Cavezzali 11, una storia di speculazione, sfruttamento e degrado

Una volta era un albergo a 5 stelle, si chiamava Jolly Inn costruito alla fine degli anni sessanta, trasformato
poi in residence. A partire dagli inizi degli anni ’90 il residence, composto da circa 200 miniappartamenti,
viene abbandonato in quanto necessitava di grossi interventi di adeguamento alla legge 626. Il proprietario
dell’immobile era l’INPDAI (Istituto Nazionale di Previdenza Dirigenza Aziendale e Industriale).

Nel gennaio 2001 l’edificio viene messo all’asta, ma l’asta del 13 marzo 2001 va deserta. Pochi mesi dopo il
Residence viene acquistato da una società immobiliare che, data una ripulita formale, lo mette in vendita a
prezzi molto appetibili dalla speculazione. Da questo momento segue una girandola di amministratori
giudiziari nominati dal tribunale civile e di guardie private, con una situazione di degrado che si accentua di
anno in anno senza soluzione di continuità, e che purtroppo sfocia anche in un omicidio (nel 2016) di un
cittadino marocchino, da parte di un vigilante, e in diversi episodi di incendi più o meno dolosi che vedono
coinvolte e intossicate decine di persone, compresi bambini. Dal 2014 riprendono in modo più insistente le
richieste di intervento al Prefetto e il Consiglio di Zona chiede di attivare la procedura della requisizione e
contestuale chiusura dell’immobile.

Nell’ultima decina di anni non si contano più gli interventi di sgombero, più o meno estesi, da parte di
Polizia Locale e Polizia di Stato, gli interventi di parziale messa in sicurezza igienica e sanitaria dello stabile, i
sopralluoghi di AMSA, Vigili del Fuoco, ASL ecc. che non hanno però mai portato a una soluzione definitiva
della situazione.

Come movimento politico e cittadini impegnati sul territorio, seguiamo il caso dell’immobile di via Cavezzali
11 da parecchi anni; abbiamo dedicato molte energie e tempo per cercare soluzioni che potessero invertire
il processo di degrado e frenare l’illegalità e la pericolosità di questo luogo. Abbiamo fatto appello agli
organi competenti affinché si facessero carico di una situazione divenuta ormai insostenibile per chi abita in
quello stabile e per i cittadini residenti nel quartiere.

Una situazione non più sostenibile, che Milano e i milanesi non possono accettare o nascondere. Non
invochiamo sgomberi che lascerebbero troppe persone in mezzo alla strada ma non risolverebbero la
situazione. Chiediamo un intervento di messa in sicurezza dello stabile: per garantire l’integrità fisica di
chi ci vive e la sicurezza sociale del quartiere.

Alberto Ciullini

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