VOGLIAMO UN SALTO

VOGLIAMO UN SALTO

Mentre la destra inciampa sul nome del candidato Sindaco da contrapporre a Sala, nel campo del centrosinistra Il quadro si va delineando.
Con una coalizione ampia che, accanto al Partito Democratico e alla lista, quasi onnicomprensiva, che porta il nome del sindaco, si conferma la presenza di almeno tre liste centriste, dai giovani europei di Volt, alle liste che si stanno costruendo intorno ai nomi di Renzi e Calenda e ai civici e socialisti di Franco D’Alfonso.
Dall’altra parte della coalizione, quella che a noi interessa di più, Verdi e Milano Unita.
Fatta la coalizione (quasi fatta perché si vocifera di altre due liste, una legata a Più Europa e l’altra al mondo della sanità), la discussione si sposta sui nomi dei candidati, sulle esclusioni eccellenti, e sui nomi femminili in salita nel borsino delle preferenze.
Soprattutto, il chiacchiericcio è sulle presidenze dei municipi, dove le liste si pesano e si misurano al tavolo dei posti, anche qui con grande enfasi sulle figure femminili candidate a guidare le mini giunte municipali.
Al momento siamo davvero solo al chiacchiericcio, tant’è che, potremmo dirlo come una battuta ma non lo è, quasi a nostra insaputa si è fatto anche il nome della portavoce di SinistraxMilano, Elena Comelli, come possibile candidata non in uno ma addirittura in due municipi (il 2 e il contesissimo 9). Con tanto di articoli di stampa più che ben informata, ben influenzata.
Insomma, siamo ancora nella fase in cui si prendono le misure, si sondano le disponibilità, si guardano le reazioni, soprattutto quelle degli altri.
Ma a noi questo interessa poco.
Ci interessa invece quello che sta avvenendo nel nostro campo, quello che in buona parte si chiama Milano Unita, dove il programma comincia a prendere forma – lo potete vedere sulla pagina Facebook – con i tavoli tematici che cercano di arrivare a una sintesi.
E qui si arriva al dunque.
La sfida, non vogliamo dire la condizione per esserci, ma sicuramente quella per incidere è essere radicali, marcare la discontinuità, anzi, guidare quella discontinuità che Sala per primo ha promesso.
Discontinuità che vuol dire ribaltamento della prospettiva, le periferie non più come emergenza ma come luogo principale di una città dove l’anomalia, se vogliamo, è ormai diventata il centro
La città dopo la pandemia come luogo dove ripensare il lavoro, dove garantire il diritto all’abitare senza lasciarlo alle regole del mercato, dove la qualità della vita si misura nel diritto alla salute, nell’accesso al trasporto pubblico (gratuito?), nella cultura diffusa e nello sport per tutti.
Insomma nella costruzione di una rete, a partire da Milano, che attutisca la botta dello sblocco imminente dei licenziamenti e degli sfratti.
Insomma, la buona amministrazione che si fa anche buona politica.
È un sogno? Un’utopia?
Forse, ma se ci guardiamo intorno, a Berlino come a Lecco, a Barcellona come in Portogallo, vediamo che quando la sinistra accetta la sfida del governo senza rinunciare a essere sinistra, ai suoi valori e alle sue priorità riesce davvero a invertire la rotta.
E allora visto che a Milano si parte con un po’ di fieno già in cascina, perché essere timorosi? Perché rifugiarsi nella bieca concretezza della buona amministrazione?
È il momento di fare il salto, di dire che quell’utopia è quello che vogliamo.
Dei nomi parleremo dopo.

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