Writers, la legge non è uguale per tutti

Writers, la legge non è uguale per tutti

Nel paradosso del nostro ordinamento, siamo arrivati al punto che chi scrive sui muri rischia il carcere, mentre chi il muro lo distrugge si becca al massimo una multa.
A mettere il sigillo su questa italica bizzarria ci ha pensato la Corte Costituzionale che, interpellata da un giudice della Sesta sezione penale del foro di Milano in merito al caso di un writer imputato per “imbrattamento” del muro, ha confermato l’applicazione dell’articolo 639 del Codice Penale che punisce il reato in questione con la reclusione da uno a sei mesi e che, non a caso, viene conosciuta dai più come norma “punisci writer”.
Eppure il dubbio del giudice che, tramite l’avvocato difensore dell’artista di strada, ha sollevato l’eccezione di costituzionalità è quantomeno lecito: come può una persona che traccia linee di colore sui muri (reato di imbrattamento o deturpamento) avere la peggio rispetto a chi, invece, “distrugge, disperde, deteriora o rende, in tutto o in parte, inservibili cose mobili o immobili altrui con violenza alla persona o con minaccia” (reato di danneggiamento)?
La Costituzione, si sa, recita che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”, ma l’eccezione che conferma la regola è in agguato e in questo caso si chiama decreto legislativo numero 7 del 15 gennaio 2016: con esso si è depenalizzato il reato di danneggiamento che oggi viene punito con una “semplice” sanzione pecuniaria civile mentre per il deterioramento si arriva alla galera.
La Corte Costituzionale, quindi, ha dato ragione al legislatore che, con la reclusione in carcere, crede di avere raggiunto l’obiettivo di garantire “la salvaguardia dell’estetica e della nettezza delle cose altrui”. Noi crediamo, invece, che la questione rimanga concretamente aperta e che il carcere sia sempre la soluzione più stupida e antisociale, qualsiasi sia l’opinione sulla questione writers.
Clara Amodeo

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