Zero case vuote

Zero case vuote
Zero case vuote l’obiettivo: da raggiungere con investimenti straordinari e con un impegno collettivo dell’amministrazione.
Il contatore delle case popolari ristrutturate e assegnate lo strumento: per dare conto del lavoro fatto e, contestualmente, raccontare i numeri dell’emergenza.

Un’emergenza che si fa chiamare casa ma di cui la mancanza di una casa è solo il sintomo più evidente e che richiede, forse, una cura a spettro più ampio.

Dare una casa a chi ne ha bisogno.

Accelerare le ristrutturazioni, pensando le dimensioni e le caratteristiche degli appartamenti sulle nuove esigenze dell’abitare (sempre più spesso la domanda di case popolari non è per famiglie numerose ma anche per nuclei piccoli con esigenze di appartamenti più piccoli).
Semplificare le procedure di assegnazione.
Prevenire le occupazioni e il racket delle case, e fare che in modo che non si sposti nei contesti di edilizia privata.

Sono queste le sfide che attendono l’amministrazione milanese nei prossimi mesi e che, come forse ci raccontano le operazioni di settimana scorsa alle case bianche di viale Fulvio Testi non si vincono “solo” ristrutturando gli appartamenti popolari e assegnandoli a chi ne ha bisogno, ma chiedono uno sforzo in più: la riappropriazione di quei luoghi e quei territori che, oggi, se non sono controllati dal racket sono spesso terra di nessuno.

Ricostruire presìdi sociali, valorizzando e rafforzando la figura dei custodi; avviare percorsi di avviamento al lavoro; (ri)creare comunità condominiali promuovendo la conoscenza delle regole di convivenza; favorire la valorizzazione e la gestione condivisa degli spazi comuni; creare (più) sportelli di mediazione; garantire sostegno e momenti di aggregazione e condivisione alle categorie più deboli; insegnare la raccolta differenziata; conoscere davvero chi vive in ciascun condominio e creare percorsi di emancipazione dal bisogno il più possibile vicini alle storie di ciascuno.

Azioni necessarie a garantire obiettivi di lungo periodo quali il benessere e la qualità della vita di chi riceve una casa popolare e favorirne il riscatto dal bisogno perché domani, un domani che potrà essere più o meno lontano a seconda del successo delle iniziative avviate, non ne abbia più bisogno.
E perché a Milano, dove i servizi sociali sono capillari e attenti a ogni emergenza, ci sono davvero le condizioni per questo salto di qualità.

Elena Comelli

 

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